Singapore: la smart city al servizio degli algoritmi

A Singapore la tecnologia è la protagonista assoluta in quello che probabilmente è il più grande laboratorio a cielo aperto di Internet of Things (IoT) e Big Data. E la privacy?

Qualche anno fa Baile Zhang, docente di fisica presso la Nanyang Technological University di Singapore, durante una TED Conference ha presentato un primo prototipo di mantello invisibile, mostrando un piccolo dispositivo capace di rendere un oggetto invisibile all’occhio umano. Si, avete letto bene, il mantello invisibile. E sempre a Singapore, Adrian Cheok, mio coetaneo e collega, fondatore e direttore del Mixed Reality Lab, ritiene non azzardata l’ipotesi di legalizzare il matrimonio tra uomini e robot entro il 2050. Per Cheok la questione è simile a quanto successo per i matrimoni omosessuali o, prima ancora, ai matrimoni tra persone di etnie differenti: è il progresso. Quel progresso che ha impatti sulla società e sulle sue abitudini, comprese quelle affettive e sessuali. E quando il software dei robot sarà in grado di comprendere appieno le conversazioni e l’umore del partner, l’unione – magari prima convivenza, poi un vero e proprio matrimonio — sarà possibile.
Ma cosa è che spinge a Singapore una visione così avveniristica della società? In questa città-stato del sudest asiatico con più di 5 milioni di abitanti, la tecnologia è la protagonista assoluta in quello che probabilmente è il più grande laboratorio a cielo aperto di Internet of Things (IoT) e Big Data. A Singapore grazie ad una digitalizzazione spintissima, il modello della Smart City è già oggi una realtà consolidata nella quale oggetti e persone sono costantemente connessi in rete: cittadini e macchine che comunicano e si scambiano dati. Nel 2015 è stato lanciato il programma “Smart Nation”, un complesso progetto per la realizzazione di una piattaforma di raccolta dei dati attraverso un numero incredibile di sensori di ogni tipo – smart objects – interconnessi attraverso reti fisse e reti mobili (WiFi e 4G/5G). Gli smart objects, dislocati su tutto il territorio, sono in grado di raccogliere le informazioni più disparate, da semplici posizioni o temperature a complessi flussi audio e video. L’obiettivo è quello di elaborare e gestire i big data urbani e regolamentare il loro uso in diversi settori, dall’economia all’amministrazione pubblica, per fornire servizi innovativi sia per la gestione del territorio sia per i cittadini. L’intento ultimo del progetto è creare un ecosistema nazionale per lo sviluppo di App e servizi innovativi basati sui dati (alcuni di essi rilasciati sotto forma di Open Data), supportare la nascita e la crescita di startup ad elevato contenuto tecnologico, favorire iniziative pubblico-private basate, ancora una volta, sull’utilizzo dei dati. Le applicazioni sono le più disparate e pervadono ogni ambito della vita quotidiana: le case e le scuole automatizzate, le auto senza conducente, i sistemi di condizionamento ed illuminazione pubblica intelligenti, la salute, i trasporti, la logistica, l’energia e molto altro ancora.

Un tale contesto ha favorito la nascita, la sperimentazione e l’utilizzo di numerosi servizi innovativi. La presenza presso tutte le abitazioni di connettività a banda larga e di migliaia di smart objects ha permesso da un lato di monitorare le abitazioni, dall’altro di monitorare (col proprio consenso) chi quelle abitazioni le abita. Relativamente al primo aspetto, è stato possibile il monitoraggio in tempo reale del consumo energetico e del consumo dell’acqua.

Così come è stata monitorata la quantità e la tipologia di rifiuti prodotta da ogni unità abitativa. Con i dati raccolti è possibile fornire feedback ai cittadini su comportamenti che possono essere migliorati, ed alle autorità, che in questo modo hanno una vista sia in tempo reale sia costruita su dati storici, per modificare le politiche di gestione e renderle più efficaci. Relativamente al secondo aspetto, è stato possibile costruire applicazioni per il monitoraggio e la cura – ad esempio – di anziani (quando per un periodo anomalo non viene rilevato alcun movimento, è possibile allertare in tempo reale ed automatico i soccorsi e i parenti, così da poter agire in caso di incidente o malore) o di particolari patologie (si pensi ad esempio all’Alzheimer). Singapore, seguendo quanto già fatto in Svizzera, ha sperimentato da tempo i droni postini. Così come ha già sperimentato i taxi e le navette a guida autonoma. Il governo ha dato il via libera ad una sperimentazione di Airbus per la realizzazione di piccoli taxi autonomi volanti, da usare in aree urbane e ad alta densità di popolazione, per il trasporto sia di merci che di persone. Il progetto di Airbus si chiama Vahana ed i test, tesi alla realizzazione di un veicolo in grado di evitare gli ostacoli, si svolgono presso il campus della National University.

A Singapore è già oggi attivo il monitoraggio costante del trasporto pubblico, ma entro il 2020 è prevista la realizzazione di una rete di 100 milioni di smart objects per raccogliere ed elaborare i dati relativi non solo a tutto il trasporto pubblico ma anche ai flussi di pedoni in strada, alle condizioni climatiche, ai livelli di inquinamento, sino ad arrivare alle singole automobili per le quali, ad esempio, non vi sarà più la necessità di pagare il parcheggio in quanto il pagamento della sosta sarà gestito automaticamente senza alcuna azione da parte del conducente. Insomma, una raccolta di dati imponente. Che è anche una massiccia “sorveglianza di massa”.

A Singapore, i cittadini sono governati da politiche basate sulla enorme mole di dati che essi stessi giornalmente producono. Compresi quelli dei social network su cui il governo è molto attivo e che sono costantemente monitorati attraverso la sentiment analysis. Dati dagli oggetti, dati dalla rete, dati dai cittadini. Ed è grazie a questi dati che i comportamenti dei cittadini, i reati, i desideri vengono rilevati, anticipati e spesso orientati.

La grande mole di dati collezionata ha, ed avrà sempre più, un ruolo decisivo nelle politiche del governo di Singapore. Politiche che se da un lato tendono a promuovere un modello più efficiente di economia e società, dall’altro fanno sorgere non pochi quesiti sull’utilizzo che di questi dati viene fatto. A tale proposito, Singapore ha messo in piedi diverse iniziative. Alle più che legittime preoccupazioni legate alla privacy ed alla protezione dei dati personali, il governo ha risposto con il “Personal data protection Act”, un pacchetto legislativo specificamente pensato per la privacy in una smart city. Ha istituito l’”Agenzia governativa per l’innovazione tecnologica” con l’obiettivo di controllare ed armonizzare il processo di governo basato sui dati, ed ha investito molto nella formazione tecnologica e digitale dei propri cittadini con iniziative come “Robotics & Maker Academy” (programma, in collaborazione con le Università, per 10mila studenti delle scuole primarie e secondarie per usare e produrre con la tecnologia), “Code@SG” e “Code For Fun Enrichment Program” (programmi per sviluppare nei bambini il pensiero tecnologico).

L’impatto, enorme, che queste innovazioni avranno sulla società è difficile da predire, ma esistono già delle evidenze, ad esempio legate alla burocratizzazione dell’identità digitale. Tutti i cittadini di Singapore posseggono una smart card che racchiude l’identità digitale di ciascuno, incluse le relazioni in corso e passate con gli altri: contiene tutta la storia del cittadino. Se ci si deve sposare o iniziare una relazione di affari è possibile richiedere l’accesso a parte dei dati sulla smart card: la reputazione di ciascuno è scritta lì. La buona riuscita di un business o la decisione sul matrimonio sono decisi dai dati riportati nella smart card. Il “valore” morale e professionale di un individuo è racchiuso nella sua smart card.

A Singapore la reputazione, costruita attraverso il collezionamento di dati, sta diventando la cosa più importante: essa concorrerà alla creazione di un social rank costruito a partire dai dati e valutato da un calcolatore. Scegliere o modificare le informazioni ed i criteri con cui il calcolo verrà effettuato avrà un impatto diretto, immediato e potenzialmente devastante sulla vita di chi è governato dai dati.

Ma è realtà o finzione? Siamo a Singapore oppure in un episodio di Black Mirror? In entrambi i casi la risposta corretta è la prima: l’utilizzo spinto della tecnologia ha permesso la fusione di “materiale” e “immateriale”, per la costruzione a Singapore di un nuovo modello di società, pesantemente basato sui dati. Per noi, il futuro. Futuro che nello stato del sud est asiatico è già realtà, con la quale i cittadini stanno già facendo i conti. I cittadini, soprattutto le generazioni più giovani, non si pongono tante domande su privacy e diritti umani: queste domande, in una società in cui tutto funziona incredibilmente bene ed in cui il famoso piatto a tavola non manca mai, difficilmente vengono poste.

Credo che un tale modello non può e non deve realizzarsi senza attente riflessioni legislative, sociali ed etiche. E’ chiaro che la privacy ed il libero arbitrio sono decisamente messe in discussione. Ma è altrettanto chiaro, che prima cominceremo seriamente a riflettere su queste questioni, prima e meglio accoglieremo e gestiremo il cambiamento che ci attende. Perché tanto è solo questione di tempo.

Fonte: Il Mattino | di Antonio Pescapé

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