Intercettazioni e privacy, procura di Genova:’Niente più brogliacci integrali contenenti colloqui personali’

Secondo quanto stabilito dalla Procura di Genova, per tutelare la privacy dei soggetti coinvolti in un’indagine, non saranno più depositati, a conclusione delle indagini preliminari, i brogliacci integrali delle intercettazioni contenenti colloqui personali.

A Genova si sperimenta la “stretta” sulla diffusione delle intercettazioni. Il procuratore capo Francesco Cozzi ha inviato una circolare a tutti i pm per indicare i comportamenti da seguire in attesa che il Parlamento approvi la nuova legge. In base a queste disposizioni, a Genova non saranno più depositati, a conclusione delle indagini preliminari, i brogliacci integrali delle intercettazioni contenenti colloqui personali.

La circolare è stata inviata dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi a tutti i pm poco prima della pausa estiva, ma l’applicazione concreta è soprattutto questione delle ultime settimane. E rappresenta una sperimentazione di “stretta” sulla diffusione delle intercettazioni, in attesa che il Parlamento partorisca prima o dopo una legge chiara. Nel capoluogo ligure non saranno più depositati, alla conclusione delle indagini preliminari, i brogliacci così com’erano stati compilati nel corso degli accertamenti dalle forze dell’odine: saranno custoditi in un apposito registro, consultabili dalle parti ma non integralmente duplicabili. Una novità assoluta per il distretto ligure ma non solo.

La notizia trapela a pochi giorni dagli interventi di altri due procuratori tra i più importanti del Paese: Giuseppe Pignatone a Roma, che ha chiesto ai suoi in modo formale di procedere con cautela quando ci sono da iscrivere persone sul registro degli indagati; e Armando Spataro a Torino, che ha vietato la partecipazione in prima persona delle toghe alle perquisizioni. Di più: è di pochi giorni fa l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (il capo dello Stato guida il Consiglio superiore della magistratura) che ha criticato i pm star televisive, rimarcando come la toga non sia «abito di scena».

Quanto avvenuto nel capoluogo ligure, ancorché l’oggetto sia differente, pare insomma rientrare nel solco dell’auto-organizzazione che molti uffici stanno autonomamente concretizzando, per colmare l’assenza di norme sì generali e però incisive. La linea della Procura genovese è stata concordata dopo una serie di riunioni fra tutti i pubblici ministeri, tanto che le bozze del documento poi inviato dal capo sono state redatte da alcuni sostituti particolarmente ferrati in materia. Si è stabilito di contenere drasticamente l’accesso alle trascrizioni (escludendo dalla limitazione tutto ciò che accompagna richieste di misure cautelari) «a tutela della privacy» dei soggetti coinvolti a vario titolo in un’indagine, in primis ovviamente di chi non ha commesso reati e le cui conversazioni non hanno rilevanza penale. Niente più brogliacci integrali allegati agli atti depositati con la chiusura dell’inchiesta, per eliminare alla fonte la possibilità d’una fuga di notizie e di divulgazioni indiscriminate al dibattimento. I faldoni, così come gli audio, saranno custoditi in un apposito «registro».

Le parti del processo potranno accedervi, consultarli ma non duplicarli senza limitazioni. E potranno chiedere di estrarre copia dopo aver selezionato i passaggi ai loro occhi di rilievo, previo via libera del tribunale: in passato erano invece a disposizione tutti i riassunti e le trascrizioni compiuti dalla polizia giudiziaria. La svolta è arrivata dopo che alcuni magistrati sono “insorti” per presunte fughe di notizie ed è difesa da Cozzi: «Lo ritengo un provvedimento equo e frutto d’un confronto articolato, che non limita le facoltà delle difese e al contempo produce una doverosa tutela della privacy». Con una precisazione: «Anche a Genova, a breve, metterò nero su bianco una nuova direttiva sulle iscrizioni di procedimenti e indagati dopo le segnalazioni delle forze dell’ordine. È necessaria un’ampia valutazione del pm, senza automatismi».

Fonte: il Secolo XIX.it | di Matteo Indice

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