Alcune malattie modificano sensibilmente il nostro modo di parlare, dunque le applicazioni di riconoscimento vocale potrebbero fornire un aiuto significativo nella diagnosi soprattutto negli stadi iniziali delle patologie. Ma che implicazioni ci sono sul fronte etico e della privacy?
Vocalis Health è una startup israelo-statunitense, sviluppa sistemi di riconoscimento vocale e si è posta un obiettivo piuttosto ambizioso: riconoscere le persone malate di COVID-19 dal modo in cui parlano. Il sistema potrebbe semplificare le diagnosi della malattia (che nelle sue fasi iniziali ha sintomi che possono essere confusi con l’influenza o altri problemi respiratori) ed è solo uno degli sviluppi più recenti delle soluzioni per riconoscere automaticamente problemi di salute tramite il tono della propria voce. Il settore è in piena espansione e potrebbe portare un giorno ad avere assistenti vocali, come Siri o Alexa, in grado di rilevare la presenza di particolari malattie nei loro interlocutori. Come racconta Nature in un lungo articolo dedicato al tema, qualche tempo fa gli sviluppatori di Vocalis avevano realizzato un’applicazione per smartphone in grado di rilevare affezioni croniche polmonari – come le ostruzioni bronchiali – attraverso l’analisi della voce degli utenti.
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