WhatsApp: multa da tre milioni dall’Antitrust

Chiusa l’istruttoria avviata a ottobre: sanzione milionaria all’app di messaggistica acquisita da Zuckerberg nel 2014: ha indotto ad accettare i nuovi termini di utilizzo.

L’annuncio è arrivato a fine agosto: con un post sul blog ufficiale WhatsApp ha spiegato ai suoi utenti i nuovi termini di utilizzo. Che introducevano un’importante – e inquietante – novità: la messa in condivisione dei dati raccolti sulla piattaforma di messaggistica con il «fratello maggiore» Facebook. L’app, acquisita da Zuckerberg nel 2014 per 19 miliardi di dollari, sarebbe diventata quindi un collettore di dati fondamentale per il social network, che avrebbe potuto sfruttare interessi e interazioni mostrate delle persone nelle loro chat per ottimizzare l’offerta pubblicitaria in bacheca. Una scelta che in Europa in particolare non è andata a genio. Tanto che la società è stata obbligata a fare marcia indietro poco dopo, a metà novembre. Viste le pressioni da parte delle autorità garanti di molti Stati. Con tanto di lettera aperta firmata da 28 Stati e inviata al Ceo Jan Koum per chiederne la – poi concessa – sospensione. In Italia a ottobre l’Antitrust aveva però avviato due istruttorie. Ed eccone il risultato: forzare gli utenti di WhatsApp a condividere i propri dati con Facebook costa a Menlo Park una multa da tre milioni di euro.

Utenti indotti ad accettare i termini di utilizzo

Le istruttorie, quindi, sono due. Ed entrambe sono state aperte per capire se WhatsApp avesse violato il Codice di Consumo. Nel primo procedimento è stato «accertato che la società ha indotto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare la condivisione dei propri dati con Facebook, facendo loro credere che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione», si legge nel comunicato. «Differente – si legge – la situazione di coloro che erano già utenti», che hanno avuto la possibilità di accettare solo «parzialmente» i contenuti dell’informativa. Bollino nero anche per la formulazione dei Termini di Utilizzo introdotti ad agosto, le cui disposizioni sono state giudicate «vessatorie». Interviene anche il Codacons che giudica la multa una «vittoria degli utenti contro lo strapotere dei social network, che impongono condizioni spesso sfavorevoli ai consumatori nell’utilizzo delle applicazioni». Così ha commentato il presidente Carlo Rienzi.

Il tesoro di un’app usata da più di un miliardo di persone

Quando Zuckerberg aveva comprato la promettente startup aveva assicurato che le due piattaforme sarebbero rimaste separate. Nei primi due anni, il gruppo di Menlo Park si è concentrato sulla crescita dell’utenza. Raggiunti numeri stellari – su WhatsApp chatta più di un miliardo di persone – si è passati alla fase due. Con un nuovo obiettivo. Ecco allora che la modifica dell’informativa sulla privacy — e quindi dei termini di utilizzo – di agosto permetteva il passaggio di utili informazioni per la pubblicità (che però non gira sull’app) al fratello maggiore Facebook, che invece con l’advertisement lavora volentieri. Ad accompagnarla, un secondo annuncio: le aziende erano invitate a sfruttare la chat per comunicare con i loro clienti. Due lati della stessa medaglia: rendere remunerativo il tesoro nascosto all’interno della piattaforma di messaggistica.

Fonte: Corriere | di Michela Rovelli

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