Uber, manipolazione psicologica al posto dei diritti del lavoro

Uno delle chiavi del successo di Uber, l’app che offre un servizio di trasporto automobilistico privato alternativo, è stata la trasformazione degli autisti da lavoratori dipendenti a liberi professionisti; un vero e proprio contributo allo sviluppo della cosiddetta “gig economy”, tutta basata su lavoretti freelance che sempre più si sostituiscono a rapporti di lavoro stabili.

Con questo semplice escamotage, reso possibile tanto dall’innovazione tecnologica quanto da scelte politiche e dalla situazione economica, Uber è riuscita ad abbattere il costo del lavoro; allo stesso tempo, però, non può obbligare i conducenti di presentarsi in certi luoghi in dei tempi prestabiliti in accordo con le esigenze del servizio. La mancanza di controllo sulle scelte dei lavoratori, che in quanto indipendenti dovrebbero mirare solo a massimizzare i propri profitti, può essere potenzialmente destabilizzante per un servizio, il cui obiettivo è quello di offrire un trasporto efficiente disponibile agli utenti quando e dove vogliono.

La soluzione? Facile. Uber utilizza incentivi psicologici e altre tecniche che attingono ai saprei delle scienze sociali per influenzare il comportamento dei guidatori spingendoli a spostarsi verso luoghi meno redditizi per loro, ma dove maggiore è la concentrazione delle richieste.

Le tecniche si basano su veri e propri adescamenti psicologici che sfruttano i videogiochi (che gli autisti spesso usano per fuggire alla noia dell’attesa) oltre ad altri benefici non monetari di scarso valore.

Per mantenere i conducenti sulla strada, l’azienda usa l’impostazione di obiettivi che spingono i conducenti verso zone di interesse per l’app informandoli di essere vicini a colpire un bersaglio prezioso quando si tenta di disconnettersi. Uber ha persino inventato un algoritmo simile alla funzione di Netflix che carica automaticamente il programma successivo prima della fine dalla puntata che si sta guardando. Secondo gli studiosi questo fenomeno incoraggia il cosiddetto binge-watching; nel caso di Uber vengono inviate ai conducenti le prossime richieste prima che la corsa sia finita.

Leggi l’articolo originale How Uber Uses Psychological Tricks to Push Its Drivers’ Buttons

Fonte: The New York Times | di Noam Scheiber

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