Telemarketing, i rimedi dell’Agcom in attesa del regolamento per le chiamate indesiderate

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) ha studiato un modo per difendersi dalle chiamate commerciali moleste ossia identificare (in presa diretta) il numero di chi ci disturba. In caso di comportamento scorretto è possibile intraprendere un’azione contro il call center.

C’è un altro modo per difendersi dalle chiamate commerciali moleste: identificare (in presa diretta) il numero di chi ci disturba. Il metodo l ’ha studiato Agcom, l’Autorità di garanzia delle Comunicazioni, in attesa che entri in vigore la legge contro il telemarketing aggressivo, approvata a dicembre 2017 – grazie alla campagna de Il Tirreno e dei suoi lettori – e in vigore dal 4 febbraio 2018.

Già da maggio, in realtà, in Italia (per la prima volta) ai call center sarebbe vietato chiamare anche i cellulari e i numeri fissi riservati iscritti nel Registro delle Opposizioni. Il fatto è che per queste utenze – oltre 100 milioni – non è ancora possibile iscriversi al Registro delle Opposizioni perché il ministero dello Sviluppo economico è in ritardo di oltre due mesi con l’approvazione del regolamento della legge contro le chiamate moleste. E allora Agcom prova a metterci una toppa. Quanto meno a fornire agli abbonati un’arma di difesa. Così crea un servizio di “caccia al molestatore telefonico”.

Ecco la guida per difendersi

Di fatto Agcom consente di rintracciare il numero dal quale riceviamo una chiamata commerciale, verificare se appartiene a un call center, a quale società appartenga e, in caso di comportamento scorretto, anche di intraprendere un’azione contro il call center.

Telefonate moleste: Speciale Il Tirreno

Come funziona il servizio? È molto semplice. Quando si riceve la chiamata commerciale indesiderata (in attesa di poterle bloccare definitivamente) l’abbonato si appunta il numero di telefono del call center. Quindi si collega al sito dell’Autorità – www.agcom.it/numerazionicallcenter: a quel punto si apre una finestra dove digitare il numero di telefono del (supposto) call center. Per effettuare la verifica è fondamentale che il numero sia nazionale. Cliccando su “cerca” sarà possibile risalire alla società che gestisce l’attività. A due condizioni, però: 1) che la società in questione sia iscritta al Roc – il Registro degli operatori della Comunicazione; 2) che la numerazione utilizzata per l’attività di call center sia stata comunicata al Roc. «Se la numerazione inserita dall’utente non è stata dichiarata al Roc – ammette la stessa Agcom – la ricerca non potrà produrre alcun risultato». Al contrario, se la numerazione è inserita si può risalire all’azienda, verificare la correttezza della proposta e anche dell’acquisizione dei nostri dati «e far valere i diritti violati» con azioni specifiche.

Mentre sperimenta questo servizio, però, Agcom sta lavorando anche su un altro fronto anti-chiamate moleste. È quello che le impone la legge approvata grazie alla campagna de Il Tirreno: l’Autorità, infatti, deve assegnare ai call center o prefissi che rendano riconoscibili immediatamente le chiamate commerciali o numeri “richiamabili” da parte degli utenti, a differenza di quanto successo finora e di quanto prevede, invece, il Codice Europeo sulla privacy in vigore, anche in Italia, dal 25 maggio 2018.

Fonte: Il Tirreno | di Ilaria Bonuccelli

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