Sulla bambola-spia Cayla l’America sale in cattedra

La notizia circola da qualche giorno: le autorità tedesche hanno deciso di bandire Cayla, una bambola fabbricata negli Stati Uniti che, grazie ad un microfono interno, registra le voci e interagisce con i bambini. La bambola spia è infatti connessa in rete e, sin dal 2015, erano state segnalate delle debolezze nel sistema di trasmissione dei dati via Bluetooth, mai risolte dall’azienda nonostante le ripetute richieste.

Fin qui i fatti, che acquisiscono particolare rilevanza se si considerano due fattori: il primo, sottolineato dalle autorità tedesche, è che i minori sono i più vulnerabili e per questo i più bisognosi di protezione. Secondo, che il proliferare di dispositivi nelle nostre abitazioni sempre connessi con il cosiddetto “internet delle cose” sta aprendo la strada a rischi ancora tutti da valutare per la riservatezza del luogo più privato che abbiamo, le mura domestiche.

Ma, oltreoceano, dove si vanta un giornalismo obiettivo e sempre impeccabilmente basato sui fatti, la notizia è stata utilizzata per dare spiegazioni non proprio chiare circa le decisioni prese delle autorità tedesche. Su tutti spicca un articolo dell’autorevole New York Times dove, a circa meta’  del pezzo, si legge: “I tedeschi sono particolarmente sensibili rispetto alla questione della privacy e della raccolta dei dati a causa dell’esperienza che hanno avuto con i regimi (“governments” sic!) nazista e comunista, quando la diffusione di dati personali poteva tramutarsi in una questione di vita o di morte. La nazione (la Germania ndr) vanta alcune delle più robuste leggi per la protezione dei dati nel mondo, e considera il diritto degli individui alla riservatezza decisamente più rilevante di qualunque riconoscimento del diritto del pubblico a sapere“.

Davvero non è chiaro, leggendo l’articolo, quale approfondito lavoro di investigazione abbia portato la giornalista che firma il pezzo a trarre la conclusione che le leggi sulla privacy tedesche siano il risultato delle tragiche esperienze politiche del passato. Molto meno quale diritto abbia “il pubblico” di conoscere i dettagli dei giochi di un bambino nella stanzetta di casa sua.

 

 

 

 

Fonte: The New York Times | di Kimiko de Freytas-Tamura

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