Lo studio della ricercatrice americana di Stanford dimostra, infatti, che gli utenti dichiarano di voler proteggere le loro informazioni personali e la loro privacy, ma di fronte a comodità o ricompense - come un semplice pezzo di pizza - tendono a mettere a privacy in secondo piano.
La ricerca fornisce evidenze dell’esistenza del cosiddetto “paradosso della privacy” nel mondo digitale: si tratta di una inconsistenza tra le preferenze dichiarate e le scelte effettive che si compiono la momento della navigazione.
“In genere, gli utenti non sembrano essere disposti a intraprendere azioni costose o addirittura azioni molto semplici per preservare la propria privacy”, ha dichiarato Athey. “Anche se, nel momento in cui gli viene chiesto espressamente, quegli stessi utenti esprimono frustrazione, insoddisfazione o la paura di perdere la propria privacy, in realtà tendono a non compiere scelte che corrispondono a quelle preferenze”.
Un elemento di riflessione in più per orientare le scelte politiche in materia di legislazione; Athey sostiene infatti che una delle cause che spinge i consumatori alla pigrizia è non sentono di avere “scelte significative” quando si tratta di come i fornitori di servizi - che vanno dai social media, all’email fino al banking e al commercio al dettaglio - gestiscono i dati personali.
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