Nuovo studio sul “paradosso della privacy”; consumatori non hanno scelta

Una nuova ricerca della studiosa americana Susan Athey descrive l’esistenza di una incoerenza tra ciò che utenti dicono e quello che fanno quando si tratta di proteggere la propria privacy.

Lo studio della ricercatrice americana di Stanford dimostra, infatti, che gli utenti dichiarano di voler proteggere le loro informazioni personali e la loro privacy, ma di fronte a comodità o ricompense – come un semplice pezzo di pizza – tendono a mettere a privacy in secondo piano.

La ricerca fornisce evidenze dell’esistenza del cosiddetto “paradosso della privacy” nel mondo digitale: si tratta di una inconsistenza tra le preferenze dichiarate e le scelte effettive che si compiono la momento della navigazione.

“In genere, gli utenti non sembrano essere disposti a intraprendere azioni costose o addirittura azioni molto semplici per preservare la propria privacy”, ha dichiarato Athey. “Anche se, nel momento in cui gli viene chiesto espressamente, quegli stessi utenti esprimono frustrazione, insoddisfazione o la paura di perdere la propria privacy, in realtà tendono a non compiere scelte che corrispondono a quelle preferenze”.

Un elemento di riflessione in più per orientare le scelte politiche in materia di legislazione; Athey sostiene infatti che una delle cause che spinge i consumatori alla pigrizia è non sentono di avere “scelte significative” quando si tratta di come i fornitori di servizi – che vanno dai social media, all’email fino al banking e al commercio al dettaglio – gestiscono i dati personali.

Leggi l’articolo originale Pizza over privacy? Stanford economist examines a paradox of the digital age

Fonte: Stanford News | di May Wong

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