Stop allo spam. Garante privacy: ‘Il consenso per il trattamento dei dati deve essere libero e specifico’

Finito nel mirino del Garante un sito di una società di arredamenti che prevede l’obbligo di registrazione anche solo per accedere alla vetrina dei prodotti e allo shop online.

Vuoi fare acquisti online sul sito?  Prima devi per forza registrarti e acconsentire all’uso dei tuoi dati personali, anche con finalità di marketing. In Rete c’è anche chi fa così, in barba al Codice del Consumo. Il Garante della Privacy ha appena vietato proprio questa condotta a una società di arredamenti, ribadendo così un principio importante: il consenso per il trattamento dei dati personali non può essere dato “sotto scacco” ma dev’essere libero e specifico. E il consenso a ricevere pubblicità via email dev’essere chiesto in modo esplicito.

Il sito finito nel mirino del Garante (dalani.it), infatti, prevede l’obbligo di registrazione anche solo per accedere alla vetrina dei prodotti e allo shop online. Una misura che, già di per sé, non è necessaria per navigare nel sito, tantomeno per fare acquisti. Insieme alla registrazione, però, gli utenti si trovano a dover barrare una casella per accettare le condizioni del sito relative alla privacy. Tra queste c’è anche l’invio di materiale pubblicitario. E non solo dalla società stessa ma anche da altri partner commerciali.

Il risultato? Nel giro di pochi giorni il cliente si trova sommerso di mail pubblicitarie, anche solo per aver dato un’occhiata a un divano o a un tavolo da giardino sul sito. E, secondo il Garante, il fatto che in fondo alla mail ci sia un link per cancellare l’iscrizione non basta, perché il consenso per l’invio di pubblicità deve essere chiesto prima.

In questo modo, per la società finita nel mirino del Garante ha ammassato “una mole ingente di indirizzi e-mail e altri dati che […] venivano dunque registrati in una banca dati per l’invio di pubblicità non richiesta”.

Il “cartellino giallo” del Garante comporta anche una multa (ancora da definire) tra i 30.000 e i 180.000 euro e l’avvio di un procedimento da parte del Nucleo speciale privacy.

Se l’avvertimento dovesse essere ignorato, ha ricordato il Garante, la pena prevista è quella della reclusione dai tre mesi ai due anni.

Fonte: Repubblica.it | di Federico Formica

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