Come proteggere i minori in rete?

Nel web un nodo cruciale resta la protezione dei minori. I gestori dovrebbero svolgere un ruolo preventivo, rimuovendo, su segnalazione, i contenuti lesivi.

Internet è una nuova dimensione della vita, una dimensione in cui i minori sono sempre più precocemente esposti e che non offre sicurezza e tutele adeguate. Internet è stata creata pensando alla funzionalità e non alla sicurezza. E certamente internet non è stata creata pensando ai minori. Diversamente dalla realtà off-line con i suoi istituti giuridici e sociali ormai consolidati, la rete ha una naturale refrattarietà alle regole.

In questi anni ci siamo impegnati a promuovere la consapevolezza che questa dimensione non è un luogo separato, una realtà parallela, ma piuttosto lo spazio in cui si dispiega una parte sempre più importante della vita reale. Reale e virtuale non devono più essere declinati come due mondi distinti dove l’individuo è libero di assumere una diversa identità a seconda della circostanza, ma rappresentano ormai territori integrati da una costante e sempre più pervasiva “connettività”. E in una dimensione priva di confini e con giurisdizioni incerte e in continua evoluzione, l’applicazione di regole è particolarmente complessa e difficile.

Questa circostanza – con l’ambivalenza propria di ogni tecnologia – rischia molto spesso di far degenerare quella che potrebbe essere una fonte di opportunità per l’accesso al sapere, all’istruzione, allo sviluppo delle competenze, in uno spazio anomico difficile da governare che amplifica, con effetti dirompenti, la potenza lesiva di atti e comportamenti negativi.

Chi rischia di pagare il prezzo più grande di tale intrinseca insicurezza della rete sono proprio i minori, la cui vulnerabilità “esistenziale”, con tutto il carico di inesperienza e fragilità che la connota, si amplifica rispetto a un mezzo, quale il web, le cui dinamiche non possono comprendere appieno. Uno spazio in cui si approfondisce lo iato tra illusione di autonomia e introiezione di regole, esperienza della libertà ed esercizio di responsabilità.

Particolarmente pericolosa, in tal senso, è la combinazione tra un’erronea presunzione di anonimato che amplifica aggressività e violenza e la “mistica della condivisione”, che induce soprattutto i ragazzi a una sovraesposizione di sé sui social network, affidando così pezzi importanti della propria vita a una platea indeterminata e indeterminabile di soggetti, che non di rado purtroppo usano poi quelle informazioni così private contro di loro.

Tutto questo è oltretutto aggravato dalla solitudine in cui releghiamo, sul web, del tutto disarmati, proprio quei ragazzi che invece nella vita “reale” seguiamo con fin troppa apprensione, lasciandoli a fronteggiare da soli quei rischi da cui invece offline li proteggiamo anche troppo, deresponsabilizzandoli.

E così la rete può diventare non solo il luogo per l’adescamento in attività pericolose e illecite, ma anche quello in cui, nell’illusione dell’anonimato, minori violano altri minori.

Dalla violenza carnale – agìta offline e poi esibita on-line, amplificandone così la potenza lesiva – all’hate speech; dalla “servitù volontaria” cui si espone la ragazzina che si vende in rete, al cyberbullismo, nell’ampiezza delle sue accezioni. (leggi tutto)

Fonte: Huffingtonpost | di Antonello Soro

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