Il trattamento dei dati personali da parte dell’operatore francese di telefonia mobile si rivela inefficace e non esaustivo.
A proposito degli esiti di questa pandemia da Sars-CoV-2, si può essere intanto certi di una cosa: l’Italia ne uscirà rinnovata nella sua performance digitale, con tante competenze in più da parte dei cittadini, sperando anche nei tanto attesi investimenti in banda larga da parte del governo.
Come va con lo smart working? Se prima del Covid ero un lavoratore autonomo con normali relazioni lavorative, il lockdown mi ha traghettato verso un orizzonte da lavoratore 4.0: non ho quasi più bisogno di lavorare insieme ad altri – purtroppo per me – e come molti ho quindi dovuto affilare le mie armi digitali per combattere questa ennesima battaglia con un mondo del lavoro sempre più sfuggente.
Il Covid ha voluto dire niente vacanze, almeno quest’anno. Ho però la fortuna di avere una casa fuori città, e appena possibile ho trasferito tutta la famiglia ad acchiappare tacche di 4G come fossero dei Pokemon, piuttosto che veleggiare agilmente sulla fibra di casa. Sorpresa: arrivati in mezzo al bosco dov’è la casa, vedo che rispetto allo scorso anno la rete dati è molto più accessibile.A luglio i miei figli hanno fatto i compiti e navigato sui social liberamente, io e la mia compagna lavorato in conferenza, via mail e via web; scoprendo, per di più, che di nascosto i ragazzi utilizzavano anche Spotify e Netflix. Non era certo come la fibra di casa, ma si arrivava sereni a fine giornata. Abbiamo utilizzato la rete WiFi generata dal mio smartphone appeso fuori dalla finestra – sì, ogni telefonata era un vero calvario, ma il mio dispositivo era l’unico in grado di distribuire il segnale a tutti. Collaudata l’affidabilità del segnale, decido di dare una sterzata alla traballante infrastruttura digitale della famiglia.
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