GDPR, ora possono scattare le sanzioni del Garante Privacy

A quasi un anno dal debutto del regolamento europeo – il cosiddetto Gdpr, diventato operativo il 25 maggio 2018 – il tema della privacy torna a imporsi nella vita degli studi professionali. Nei giorni scorsi è, infatti, scaduto il periodo di tolleranza concesso dal legislatore per consentire un approccio soft alle nuove regole sulla riservatezza e per molti può essere necessario effettuare un check up degli adempimenti per non farsi trovare impreparati.

Il «grace period»

A prevedere un periodo di grazia non è stato direttamente il Gdpr, ma il decreto legislativo 101/2018, che ha adeguato la vecchia normativa nazionale sulla privacy al nuovo sistema europeo. Il comma 13 dell’articolo 22 del Dlgs prevedeva che per otto mesi a partire dal 19 settembre scorso – data di entrata in vigore del decreto – il Garante della privacy tenesse conto, nell’applicazione delle sanzioni amministrative, della novità delle regole sulla tutela dei dati in chiave Ue. Un “occhio di riguardo” che doveva, naturalmente, essere compatibile con l’impianto del Gdpr.

Bilanciamento a cui l’Autorità guidata da Antonello Soro ha posto attenzione, preparandosi, allo stesso tempo, a partire con le verifiche una volta scaduta la moratoria. Come il Garante ha ribadito, ora prenderà il via un programma di ispezioni – messo a punto nei mesi scorsi – che si concentrerà soprattutto sui grandi gestori di dati personali (si veda Il Sole 24 Ore del Lunedì del 6 maggio).

La check list

«Chiariamo subito – afferma Francesco De Biasi, counsel di Cleary Gottlieb – che lo studio professionale dovrebbe essere in linea con il Gdpr dal 25 maggio scorso. Il periodo di grazia, infatti, non ha sospeso l’adeguamento alle nuove regole sulla privacy». Allo stesso tempo, però, la moratoria di otto mesi può aver indotto più di un professionista (o anche gli imprenditori e la stessa Pa) a prender tempo.

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Fonte: ilsole24ore.com | di Antonello Cherchi

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