I decreti di Trump debilitano il Privacy Shield

Con un semplice tratto di penna, il presidente Trump ha posto le basi per indebolire l’accordo sulla protezione dei dati dei cittadini europei faticosamente raggiunto fra UE e Stati Uniti. Il decreto esecutivo sulla sicurezza pubblica firmato da Trump, infatti, introduce anche misure relative all’accesso ai dati personali e sensibili che non sono in armonia con gli accordi sulla privacy che regolano lo scambio di dati tra le due sponde dell’Atlantico. Per il momento l’ordine esecutivo stabilisce che le nuove normative debbano riguardare solo cittadini americani e residenti USA.

In risposta al decreto, la Commissione Europea ha voluto dare un avvertimento all’amministrazione USA ribadendo che se non venisse garantita un’adeguata protezione dei dati personali dei cittadini dell’Unione da parte americana, allora gli accordi in vigore verrebbero sospesi.

L’accordo Privacy Shield USA-UE è una normativa che consente alle aziende americane di trasferire i dati personali dei cittadini europei verso gli Stati Uniti, garantendo nel contempo il rispetto delle leggi sulla privacy in vigore in Europa, notoriamente più severe rispetto a quelle americane. Il Privacy Shield garantisce che i dati personali europei – vale a dire i dati provenienti dalla UE, non solo quello dei cittadini europei- vengano protetti seguendo gli standard dell’UE sia che i dati si trovino su un server a Parigi, Francia che a Paris, Texas.

Più di 1.500 aziende tra cui Apple, Google e Microsoft hanno accettato di rispettare l’accordo Privacy Shield, che che obbliga il Dipartimento del Commercio americano a garantire che le aziende americane operino in conformità con la normativa. Il Privacy Shield ha preso il posto del precedente accordo Safe Harbor, dopo che la Corte Europea di Giustizia ha stabilito la sua inefficacia a seguito delle notizie diffuse da Snowden nel 2013.

Leggi l’articolo originale Trump order strips privacy rights from non-U.S. citizens, could nix EU-US data flows

Fonte: Tech Crunch | di Natasha Lomas

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