La lista dei dati usati dalla società per l’advertising personalizzato e per i messaggi di propaganda politica mirati per singoli utenti dei social. L’indagine dell’ICO.
Nei 700 terabyte di dati sequestrati nell’ufficio londinese di Cambridge Analytica nel 2018, il Garante privacy UK (ICO – Information Commissioner’s Office) non ha trovato la “pistola fumante”, non ha trovato le prove secondo cui la società ha utilizzato in modo illecito i dati dei cittadini per influenzare il voto sulla Brexit. “Se Cambridge Analytica avesse continuato l’attività, avremmo avuto più possibilità di cercare le prove della cattiva gestione dei dati”, ha detto Elizabeth Denham, a capo dell’ICO, nel presentare l’indagineal Parlamamento britannico.
Denham, tuttavia, ha ricordato che l’autorità ha sanzionato:
Dall’indagine finale, iniziata da ottobre 2018 e costata all’ICO 2,4 milioni di sterline, emerge un elemento interessante. Ecco il set di dati in mano a Cambridge Analytica per l’advertising personalizzato e per i messaggi di propaganda politica mirati per singoli utenti dei social.

L’indagine dell’ICO ha ridimensionato il numero di dati in possesso di Cambridge Analytica, “non 5.000 data point per individuo su 230 milioni di americani adulti, come Cambridge Analytica invece vantava”, è scritto nel report. Comunque tra i preziosi dati, anche il “graph database” contenente 30 milioni di utenti Facebook.
David Carroll ha fatto causa a Cambridge Analytica per conoscere quali i suoi dati erano nei database della società: è emerso che era etichettato come “un repubblicano strambo, appassionato al problema delle armi”, e la la sua scheda conteneva la registrazione elettorale e la storia dei risultati elettorali nel suo quartiere divisa per partiti.
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