L’installazione della scatola nera sul veicolo rappresenta una vera e propria ‘invasione della privacy’, di cui evidentemente gli assicurati non comprendono la portata. A dirlo Aneis (Associazione nazionale esperti infortunistica stradale) commentando il boom italiano di polizze assicurative dotate di scatola nera.
La black box è un dispositivo satellitare dotato di un geo-localizzatore e di un accelerometro in grado di registrare tutti i movimenti del veicolo e lo stile di guida del conducente; quindi, almeno sulla carta, consentirebbe, in caso di sinistro, di aiutare a ricostruire le modalità di accadimento del sinistro stesso.
“In grave pericolo è la tutela della riservatezza e della privacy personale - spiega il presidente Aneis, Giovanni Polato - in quanto i dati registrati dalla scatola nera possono essere divulgati senza il consenso del proprietario del veicolo”.
Non solo. La gestione e la vendita di tutti questi dati (così come già accade per i social network Facebook o Twitter o altri) è destinata a diventare una nuova area di business per le imprese di assicurazione, senza alcun vantaggio per gli assicurati. Inoltre, in caso di danneggiamento della scatola stessa, l’assicurato deve rimborsarne il costo all’assicurazione, così come a suo carico sono i costi di disinstallazione in caso di vendita del veicolo.
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