La prima volta, metà marzo di quest’anno, a Borgo San Lorenzo nel Mugello in Toscana: la preside della direzione didattica locale vieta via circolare «foto e riprese a minori in ambito scolastico, compresa la foto di classe».
Quelle immagini che teniamo infilate nelle pagelle vintage, negli album ingialliti, nel trumeau, e che adesso, secondo qualcuno, non si possono più scattare. Perché così imporrebbe la privacy (ma non è così, come vedremo, in base alla regolamentazione vigente).
Dopo la Toscana, anche il Friuli Venezia Giulia, dunque. Nell’era dei selfie ovunque, di Facebook e WhatsApp, la dirigente scolastica del comprensivo di Cervignano Tullia Trimarchi si pone il problema, ne discute in Consiglio d’istituto e condivide la decisione di «regolamentare» la foto: niente clic di gruppo all’interno dell’edificio scolastico, perché non si tratta di attività che rientra nel Pof, il Piano triennale dell’offerta formativa.
E poi arriva Grado, l’immagine che non t’aspetti, la provocazione per fare emergere un problema che Ugo Previti, segretario regionale della Uil Scuola, riassume così: «Quando è troppo, è troppo».
Mentre Igor Giacomini, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, taglia corto: «Le foto di fine anno scolastico sono uno dei più bei ricordi della vita, non capisco perché volerli cancellare. E poi non costano, non sono reato, non violano le norme, mi pare che su questo tema si stia facendo una polemica sterile».
Leggi l’articolo originale Foto di classe di spalle, docenti e sindacati: «Il rito non va cancellato. È tra i ricordi più belli»
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