Molte affinità con il Gdpr, ma la Pipl è più stringente sul trasferimento di dati all’estero e conferma la linea di Pechino contro i colossi del digitale.
La Cina continua ad affilare il suo arsenale normativo, soprattutto nella sfera digitale. E lo fa con una sorta di triade: Data security law, cybersecurity law e, infine, Personal information protection law (Pipl) Quest’ultima, approvata lo scorso agosto dal Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo, entrerà in vigore a partire dal prima novembre e sistematizza le regole cinesi sulla protezione dei dati personali, dando una cornice normativa di riferimento sotto il controllo della Cybersecurity authority of china (Cac). E, tra le tre, si tratta forse della legge che può avere maggiori ripercussioni sulle attività delle aziende non solo cinesi ma anche straniere presenti in quel paese e su quel mercato…
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