Persi nelle cangianti trame sfocate della nostra epoca stiamo sacrificando la nostra vita privata sull’altare di una narrazione che ci impone di rinunciare alla privacy in cambio di una sicurezza percepita. Mentre cade su di noi l’ombra del mondo descritto da Ray Bradbury in Fahrenheit 451 e degli ammonimenti di George Orwell nel suo 1984, troppi fanno ancora fatica a vedere oltre la coltre di una falsa narrativa creata nei circoli di Washington, da gran parte della classe politica americana e dalle agenzie di intelligence, con lo scopo di aumentare il proprio potere.
I personaggi in questa narrazione sono tutti molto reali. I cattivi sono i terroristi e i criminali comuni che usano la tecnologia per occultare le loro comunicazioni e le attività online compiendo atti malevoli. L’eroe di questa storia, si racconta, è un governo potente. Le vittime siamo noi.
Secondo la narrativa dominante i governi possono e devono negoziare privacy e libertà trattandole alla stregua di ostacoli che impediscono di fermare coloro che vogliono farci del male; dopo tutto, sostengono, la tecnologia naturalmente riduce la privacy. Dobbiamo accettare tutto questo, ci dicono. Dobbiamo abbandonare la libertà per la sicurezza in un mondo sempre più pericoloso e complicato.
Una narrativa credibile finché non si interroga sulle sue stesse premesse.
Leggi l’articolo originale We Lose Privacy If We Believe This Fiction
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