Il 24 agosto scorso la Corte suprema dell’India, in un raro pronunciamento unanime, ha dichiarato che la riservatezza dei dati personali è un diritto costituzionale.
Il tribunale ha spiegato in modo incontrovertibile che i diritti alla vita e alla libertà sono strettamente collegati alla privacy: mantenere la riservatezza sulla vita degli individui è indispensabile per proteggere lo spazio privato della propria casa e delle proprie relazioni, la procreazione e l’orientamento sessuale.
La sentenza arriva mentre il Partito nazionalista indù Bharatiya Janata, entrato in carica nel 2014, sta tentando una riconfigurazione culturale della società indiana - scelte di tipo poliziesco su cibo, ruoli di genere, sessualità, matrimonio e religione. Tali azioni sono in contrasto con i valori del secolarismo, della uguaglianza e della dignità e della libertà di espressione, di coscienza e di religione che sono sanciti nella Costituzione progressiva dell’India del 1950. Questo contesto inquietante rende la decisione della Corte Suprema particolarmente potente.
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