Sanzione di 30mila euro all’Azienda sanitaria provinciale di Enna che rilevava l’ingresso in ufficio dei dipendenti con le impronte digitali. È vietato farlo, perché la legge approvata dal Parlamento e voluta dalla ex ministra della Pa, Giulia Bongiorno, è stata poi abrogata.
Contrastare l’assenteismo con le impronte digitali è vietato in Italia. Non lo sapeva l’Azienda sanitaria provinciale di Enna, che è stata sanzionata con 30mila euro dal Garante privacy per aver rilevato l’ingresso in ufficio di 2mila dipendenti con le impronte digitali, memorizzandole in forma crittografata sul badge di ciascun lavoratore.
L’azienda provinciale di Enna, molto probabilmente, era rimasta “alla prima puntata” della legge che introduceva le impronte digitali per prevenire l’assenteismo nella PA. La legge è la 56/2019 approvata dal Parlamento e voluta dall’allora ministra della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Il Garante ha sanzionato l’azienda sanitaria perché:
Considerati tutti gli aspetti della vicenda, il Garante ha dichiarato illecito il trattamento dei dati biometrici e ha applicato all’Asp 30.000 euro di sanzione. Ha inoltre disposto la cancellazione dei modelli biometrici memorizzati all’interno dei badge e chiesto all’Asp di far conoscere le iniziative che intende intraprendere per far cessare il trattamento dei dati biometrici dei dipendenti.
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