Risulta utile chiedersi in che modo e perché l’imposizione dei sacchetti trasparenti, a maggior ragione nell’ambito di una raccolta porta a porta, possa risultare contraria all’ordinamento.
Compito del seguente contributo è comprendere se l’imposizione dei sacchetti trasparenti ai fini della raccolta differenziata sia in qualche modo lesiva del diritto alla riservatezza in ordine ai propri dati personali. Non è raro per i Comuni italiani infatti imporre alla cittadinanza prescrizioni di tal sorta, si tratta certamente di non biasimevoli provvedimenti volti a smascherare e sanzionare i furbetti della differenziata, che molto spesso per indolenza non la fanno o la fanno male, e quindi a rinsaldare nei cittadini quel sentimento ecologista che di frequente viene purtroppo disatteso. Premesso che il sacchetto trasparente permette di osservarne agevolmente il contenuto, occorre chiedersi se tale imposizione sia ammissibile nel nostro ordinamento, un quesito legittimo se si considera che per mezzo dei rifiuti domestici è possibile risalire a certe informazioni riconducibili alla persona che quei rifiuti li ha prodotti, e che tali informazioni potrebbero essere classificate come dati personali.
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