Alla domanda se la privacy e i diritti degli utenti Internet europei siano a rischio quando le aziende americane trasferiscono i loro dati agli Stati Uniti arriva una risposta netta e autorevole: indubbiamente sì.
Ad affermarlo sono Human Rights Watch e l’American Civil Liberties Union in una una lettera invitata alla Commissione Europea; le due organizzazioni per i diritti umani invitano le autorità di Bruxelles a riconsiderare il Privacy Shield a meno che gli Stati Uniti non accettino di rivedere le proprie leggi che permettono una sorveglianza indiscriminata.
Secondo le leggi dell’Unione Europea, le società statunitensi non possono trasferire negli Stati Uniti i dati personali dei residenti UE a meno che le aziende oltreoceano non dimostrino che verranno protetti in modo “sostanzialmente equivalente” a quello previsto dalle normative europee.
In un famoso caso del 2015 sollevato dall’attivista Max Schrems contro Facebook, la Corte Europea aveva bloccato il trasferimento di dati motivando la decisione con la preoccupazione che, una volta trasferite negli USA, le informazioni avrebbero potuto essere analizzate indiscriminatamente dall’intelligence, senza possibilità di risarcimento in caso di abuso.
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