Di sicuro non era nelle intenzioni dell’Unione europea schierarsi dalla parte di Facebook piuttosto che di Google, i due colossi dell’economia digitale statunitense che dominano i loro rivali europei.
Eppure, ironia della sorte, è proprio questa la conseguenza della nuova legge sulla privacy europea - il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). Ci si sarebbe aspettato un grido collettivo di protesta da parte americana contro l’ingerenza dell’UE nell’economia statunitense. Ma la nuova legislazione è così vasta, onerosa e complessa che in Europa ancora non si è ben compresa la portata delle nuove regole che inclineranno il campo di gioco in favore di Google a danno di Facebook.
In palio ci sono gli enormi guadagni che riguardano il valore relativo degli annunci pubblicitari mirati, vera e propria specialità di entrambe le società. In linea di massima, un annuncio mirato vale quasi 300 per cento di più di un annuncio generico “alla cieca”. Per quale ragione Facebook e Google insieme possiedono più del 70 per cento del mercato degli annunci digitali e sono due delle più grandi aziende del mondo? Perché hanno sviluppato dei sofisticati algoritmi di targeting a livello mondiale in grado di convertire i dati in denaro: questo processo avviene attraverso un meccanismo di monetizzazione che propone l’annuncio giusto al momento giusto alla persona giusta. Qui negli Stati Uniti, lo chiamiamo marketing digitale ed è perfettamente legale. Ma, in Europa, la stessa pratica è considerata come traffico di dati personali ed è illegale. Il GDPR è la nuova arma che l’Europa utilizzerà per far applicare la legge.
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