Informazioni sulla nostra salute, attività, interessi, punti deboli, sono estrapolabili dai dati che disseminiamo ovunque da potenti algoritmi di profilazione. Il Garante deve avere la capacità di verificare il modo in cui le grandi piattaforme ci profilano (Google, Facebook, Amazon, Netflix, Uber, Airbnb) e di sanzionare l’acquisizione di dati irrilevanti per il servizio offerto. Dovrà sorvegliare sulla sicurezza della gestione di queste immense quantità di informazioni da parte degli operatori digitali (aziende, ospedali, piattaforme, studi professionali) e definirne le regole di utilizzo. L’autorità avrà un ruolo anche nell’assegnazione delle frequenze. Esempio: la gestione dei dati prodotti da un’automobile (le informazioni su movimenti e stili di chi la guida), spetta alla casa automobilistica in fase di «tagliando» o alle reti di comunicazione che Anas e Autostrade realizzeranno lungo il tracciato? Insomma, chi ha il diritto di gestire i dati e monetizzarli? Sono tutte questioni che questa Autorità dovrà regolare. Ai commissari è quindi richiesta la comprensione del funzionamento della rete e metodi di verifica del comportamento degli algoritmi. Mai come oggi il suo potere è stato così forte: può decidere sanzioni che vanno dal 2% al 4% del fatturato mondiale annuo dell’impresa, a seconda del tipo di violazione.
In Italia l’Autorità per la Privacy è composta da 4 membri: due nominati dalla Camera, due dal Senato, e fra loro viene eletto il Presidente. Per aspirare all’incarico, fino allo scorso agosto i requisiti di legge richiesti erano la «riconosciuta competenza delle materie del diritto o dell’informatica, garantendo la presenza di entrambe le qualificazioni». Requisiti non sempre applicati visto che nell’ultimo collegio troviamo anche Giovanna Bianchi Clerici, giornalista. Il 10 agosto 2018 queste prerogative sono state addirittura indebolite per decreto: oggi la «presenza di entrambe le qualificazioni» è sparita ed è sufficiente una delle due. Per le nomine la direttiva Ue dell’11 dicembre 2018 prevede «procedure di selezione aperte e trasparenti». In Italia la selezione è stata affidata all’invio di curricula.
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