C’è una verità che in questi giorni viene reiterata più volte e da più fonti: se un social network offre dei servizi gratis, ciò significa che la merce sono gli utenti stessi.
E se la parola merce sta a indicare un bene suscettibile di essere oggetto di contrattazione e di scambio, si può facilmente intuire l’impatto che ne deriva. Le big web company, i giganti del digitale che annualmente capitalizzano miliardi di euro, ci osservano e la profilazione dell’utenza siamo noi stessi a fornirla con i dati che lasciamo in rete. In buona sostanza, ci esponiamo a un flusso informativo personalizzato sempre più indirizzato alla costruzione del consenso.
Fonte Milano Finanza, di Giovanni Barbara - partner KStudio associato (Kpmg). L’articolo originale Facebook, privacy e caso tedesco

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