Dice il ministro dell’Education nationale francese Blanquer che il divieto dell’uso del telefonino in classe è un po’ come il divieto di balneazione in spiaggia: non puoi avere la certezza che nessuno si tuffi ma sicuramente i bagnanti disposti a infrangere le regole e ad assumersi il rischio sono molti meno. Paragone originale che non placa le polemiche in Francia dopo l’approvazione del divieto dell’uso degli smartphone in tutto il perimetro scolastico fino alla terza media: era una delle promesse di Macron in campagna elettorale. Per gli oppositori, è una legge del tutto inutile perché i telefonini non si possono sequestrare e a poco servirà in un Paese dove nove adolescenti su dieci dicono di possedere uno smartphone.
E’ infatti piuttosto una questione di principio. E infatti provocatoriamente Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera aveva parlato di vietare la vendita di cellulari ai minorenni. Una proposta che ha il pregio di mettere in chiaro di che cosa si discute: se un telefonino è nelle mani di un adolescente, hai voglia con i divieti, l’unica soluzione sarebbe impedire ai ragazzi di venire in possesso dello smartphone, opzione per ovvie e palesi ragioni impraticabile.
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