Giorno del Ringraziamento amaro per Uber: l’hackeraggio dei profili di 57 milioni di utenti di tutto il mondo risalente allo scorso anno, e ammesso solo nella serata di martedì, è nel mirino dei regolatori di mezzo mondo. L’Europa, come scrive Reuters, ne discuterà il 28 e 29 novembre, quando il gruppo delle autorità di protezione dei dati valuterà l’eventuale coordinamento di indagini nazionali. Con l’entrata in vigore del Gdpr del prossimo maggio, da Bruxelles per casi del genere potrebbero partire multe pari fino al 4 per cento del fatturato globale delle società.
«Non possiamo che esprimere forte preoccupazione per la violazione subita da Uber, tardivamente denunciata dalla società americana. Abbiamo aperto un’istruttoria e stiamo raccogliendo tutti gli elementi utili per valutare la portata del data breach e le azioni da intraprendere a tutela degli eventuali cittadini italiani coinvolti», ha dichiarato Antonello Soro, presidente del Garante nostrano. Il colosso attualmente guidato da Dara Khosrowshahi, che in settembre ha ereditato timone (e problemi) dal co-fondatore Travis Kalanick, non ha infatti ancora dato informazioni precise sulla distribuzione geografica delle persone colpite. Per ora ha reagito licenziando Joe Sullivan e Craig Clark, numero uno della sicurezza e capo degli affari legali, affidandosi all’ex Nsa Matt Olsen e alla società di sicurezza Mandiant e concedendo assistenza agli autisti americani cui è stato rubato il numero della patente. «Siamo in contatto con numerose autorità regolatorie e governative con le quali ci aspettiamo di avere un confronto continuativo. Finché questo processo non sarà terminato non possiamo entrare nel merito di ulteriori dettagli», ha inoltre comunicato Uber con una nota. Fra gli aspetti da chiarire c’è anche il pagamento del riscatto da 100 mila dollari ai due criminali informatici. Secondo il New York Times, sarebbe stato effettuato sotto forma di ricompensa per aver scoperto una vulnerabilità.
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