‘La rete, gli haters e i rischi per la libertà di espressione’. Intervento di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali sul Messaggero del 15 settembre 2019.
La rete è stata ed è, indubbiamente, uno straordinario strumento di promozione della cultura, dell’informazione, del pluralismo, della libertà di espressione, persino di quei legami sociali che oggi ci sembrano sempre più fragili ed evanescenti nella vita “off-line”. Eppure, a fronte di questi meriti, il web ha anche sviluppato un “lato oscuro”, ospitando e amplificando - con la forza propria di un mezzo davvero “planetario” - espressioni e immagini diffamatorie, vessatorie, violente nel senso più lato del termine, spesso in danno di minoranze o dei soggetti più fragili.
Per contrastare l’hate speech la Commissione europea ha promosso, dal 2016, un codice di condotta che ha imposto alle piattaforme specifici obblighi di collaborazione, tradotti poi nelle policy aziendali, tra l’altro, in un potere di rimozione di contenuti ritenuti illeciti. Potere esercitato ad esempio da Fb, rispetto ad alcuni profili riconducibili a Casapound e che però - inscritto tutto all’intemo della logica “negoziale” del rispetto dei termini di servizio - ha un impatto rilevantissimo sui diritti fondamentali.
Il ruolo sociale delle piattaforme è tale che, oggi, ogni limitazione nel loro uso comprime inevitabilmente la libertà di espressione, con riflessi ulteriori quando oggetto di “censura” siano idee politiche; incidendo dunque su libertà che costituiscono la “pietra angolare” della democrazia…
Fonte il Messaggero. Leggi qui l’articolo completo.
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