L’utilizzo dei Big Data rivoluzionerà completamente il sistema sanitario nazionale, ma per raggiungere l’obiettivo resta ancora molto da fare.
L’utilizzo dei Big Data in campo sanitario tarda a far sentire i suoi effetti nel nostro paese. Eppure la digitalizzazione avanza spedita in tutti gli ambiti della società, sanità compresa, e il processo sembra ormai irreversibile. Vediamo di scoprire assieme le cause di quest’anomalia, a tratti tutta italiana.
Nonostante il sistema burocratico italiano sia affetto da carenze endemiche e sia decisamente più lento nel processo di svecchiamento rispetto a quello della maggioranza dei paesi europei, è un dato di fatto che la rivoluzione digitale stia interessando anche il nostro sistema sanitario nazionale. Per ogni singolo paziente è oggi possibile ottenere tantissimi dati, semplicemente incrociando quelli provenienti da fascicolo elettronico, nuovi sistemi CUP, taccuino dell’assistito, dossier sanitario e cartella clinica elettronica, volendo citare solo gli aggregatori di dati principali.
Ad essi potrebbero essere aggiunti i dati estrapolabili dai sistemi tradizionali di tipo amministrativo, ancora pienamente funzionanti, anche se in prospettiva è previsto che vengano integralmente sostituiti dai nuovi aggregatori eHealth. Non va dimenticata, inoltre, la sterminata mole di dati ricavabili dalla Web Analytics, cioè dall’analisi delle interazioni web degli utenti.
Grazie al lavoro di analisi e interpretazione di questa enorme mole di dati dovrebbe essere possibile procedere a una riorganizzazione globale dei servizi sanitari. L’obiettivo sarebbe quello, ovviamente, di migliorare la qualità dei servizi offerti al cittadino……
Fonte Psbprivacyesicurezza.it di Giuseppe Esposito. Leggi l’articolo Big Data e sanità: perché l’Italia è ancora al palo
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