In stallo i negoziati per difendere i diritti digitali dalla sorveglianza intrusiva proposta da molti Stati, ma la nuova convenzione contro il crimine informatico rischia di pesare sulla privacy.
Che cos’è un reato informatico? È quanto si può comprimere la privacy per contrastarlo? Sono queste le domande “esistenziali” su cui i delegati chiamati a scrivere la nuova Convenzione delle Nazioni unite sul crimine informatico si stanno spaccando la testa. Perché dal tipo di parametri che si scelgono per bollare le azioni che attentano alla sicurezza online dipende il livello di protezione della privacy di tutti gli altri utenti in rete. Più allargo la definizione di cybercrime, più porte apro a un’intrusione indiscriminata nelle informazioni personali per ragioni di sicurezza. Non è un dettaglio da prendere sotto gamba: la convenzione rischia di diventare il cavallo di Troia per un pugno duro contro i diritti digitali, la libertà di espressione su internet e la riservatezza delle comunicazioni.
Tanto che da mesi le lunghe trattative sulla convenzione si sono incagliate proprio…
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Fonte:
Wired | di Luca Zorloni