L’UE spinge Qwant, l’anti Google europeo

L’UE scommette su Qwant, un motore di ricerca francese che punta al rispetto della privacy degli utenti.

Mentre continua la guerra tra Ue e Google, Bruxelles finanzia Qwant, Un motore di ricerca francese che promette di rispettare la privacy degli utenti.

L’UE SPINGE QWANT, L’ANTI GOOGLE EUROPEO

L’Unione Europea si sta costruendo in casa il suo anti Google. Dopo le numerose battaglie con Mountain View incentrate soprattutto sulla trasmissione dei dati degli utenti, Bruxelles ha deciso di finanziare direttamente un motore di ricerca alternativo che potrebbe presto diventare la risposta europea al colosso americano. Si tratta di Qwant, un motore di ricerca francese che come slogan ha scelto proprio quello del rispetto della privacy.

GOOGLE SENZA CONCORRENTI IN EUROPA

Al momento Google convoglia il 95% del traffico di dati in Europa. Per assurdo nel Vecchio Continente Google ha molta meno concorrenza che negli Stati Uniti dove comunque Yahoo, Bing e DuckDuckGo provano a resistere e mantengono una quota di traffico considerevole. In Europa non è così. Google domina senza oppositori. Almeno finora, perché piano piano sta nascendo un’alternativa. Il motore di ricerca francese Qwant infatti sta ricevendo sempre più finanziamenti privati ma anche dall’Unione Europea, che si è messa in testa di spingere l’ascesa di questa sorta di anti Google fatto in casa.

PER QWANT FINANZIAMENTI DELLA CDP FRANCESE. 20 MILIONI DALLA BEI

Qwant, come riporta il Corriere della Sera, annuncerà  a breve un aumento di capitale da 18,5 milioni di euro, con l’ingresso nel capitale di Caisse des Dépôts, la Cdp francese, che ha investito 15 milioni. Gli altri 3,5 li sottoscrive l’editore tedesco Axel Springer, già socio di Qwant, ma intenzionato a scommetterci ancora. Il progetto è finanziato anche dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) che ha concesso un prestito da 25 milioni, i primi 20 già erogati.

QWANT PROMETTE RISPETTO TOTALE DELLA PRIVACY DEGLI UTENTI

L’Ue scommette molto su Qwant anche grazie al principio etico su cui il motore di ricerca insiste sin dalla propria nascita, vale a dire il rispetto della privacy degli utenti. Qwant infatti non identifica il suo Ip e il modello di business si basa unicamente sulla pubblicità relativa alla ricerca puntuale effettuata dall’utente. Niente tracciamento delle ricerche degli utenti, insomma. Vedremo se Qwant riuscirà a fare davvero concorrenza a Google. A Bruxelles se lo augurano in molti.

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