Telefonate moleste: il Ddl che vuole introdurre il prefisso unico passa alla Camera

Riparte l’iter per bloccare il telemarketing selvaggio. Corsa contro il tempo: la Camera deve fare presto a votare la legge.

Tutti d’accordo. Dal Pd a M5s. Le commissioni Attività Produttive e Telecomunicazioni della Camera, in seduta comune, adottano la proposta di legge contro il telemarketing selvaggio approvata dal Senato. Riparte da qui l’iter per riformare la normativa sulle chiamate commerciali indesiderate, al centro della campagna lanciata da Il Tirreno a settembre 2016. Un iter che ha i mesi contati. Come scade la legislatura, infatti, decade anche la proposta di legge, approvata (in via definitiva) solo al Senato.

La Camera, quindi, deve fare presto a votare la legge. E senza modifiche sul testo arrivato dal Senato. Cambiarla e costringere la proposta a tornare a Palazzo Madama, in chiusura di legislatura, significa condannare la legge. Di questo, i deputati sono consapevoli. Non è un caso che mercoledì scorso, nella prima seduta di esame della riforma del Registro delle Opposizioni, le commissioni all’unanimità abbiano deciso di adottare come testo base per la discussione quello approvato al Senato, il ddl Crosio.

Il testo – illustra Lorenzo Basso (Pd), relatore per la commissione Attività produttive – estende a tutte le numerazioni assegnate in Italia (circa 117 milioni) la possibilità di iscriversi al Registro delle Opposizioni, l’unico scudo esistente a oggi contro le chiamate commerciali indesiderate. Oggi, invece, in Italia, l’iscrizione è consentita solo ai numeri pubblicati negli elenchi telefonici (15 milioni circa). E quelli effettivamente iscritti sono circa un milione e mezzo. «Il testo approvato dalla commissione al Senato all’unanimità (in sede deliberante, ndr) – osserva Basso – si pone come una sintesi equilibrata di una discussione ampia che ha visto il coinvolgimento degli operatori del settore e del Garante della Privacy che si è espresso favorevolmente sui punti principali della riforma». Per questo – aggiunge Michele Mognato (Mdp), relatore in commissione Telecomunicazioni – è opportuno «acquisire gli esiti dell’approfondita attività conoscitiva svolta dalla commissione Comunicazioni e Lavori pubblici del Senato nel corso dell’istruttoria del provvedimento». In sostanza, Mognato ha chiesto e ottenuto che venissero acquisiti tutti gli atti delle audizioni svolte dal Senato, in modo da evitare di allungare (all’infinito) i tempi della discussione della legge. Che è, invece, quello che vorrebbero i gestori telefonici. E parte dei call center.

Alcuni sindacati, infatti, hanno iniziato a fare pressioni sulle commissioni alla Camera per rallentare l’iter. La giustificazione è che questa legge cancellerebbe, infatti, almeno 40mila posti di lavoro. In realtà, la legge – come più volte sottolineato da Assocontact (associazione di categoria), interpellata da Il Tirreno, tutelerebbe le aziende che svolgono attività di telemarketing senza ricorrere a truffe e comportamenti scorretti. «Aggressivi e insistenti» li definiscono le commissioni che dal 2016 hanno all’esame due proposte di legge di riforma del telemarketing aggressivo.

La prima è della deputata M5S Mirella Liuzzi che preferirebbe un sistema di tutela del consumatore alla tedesca: autorizzazione preventiva del cliente a essere chiamato, invece del rifiuto a posteriori a essere contattato (come avviene pure in Francia e in Gran Bretagna). Tuttavia la deputata vota la proposta di adottare il testo arrivato dal Senato «anche se sarà necessario accompagnare le misure di rafforzamento del Registro delle Opposizioni con una campagna di informazione di cui il ministero (dello Sviluppo Economico) dovrà farsi carico. Mi riservo di stimolare questa iniziativa attraverso un ordine del giorno».

L’altra proposta è del deputato di Mdp (ex Pd) Stefano Quaranta che considera la proposta del Senato «convergente con il mio progetto di legge». Così il testo passato al Senato il 2 agosto, è stato adottato dalla Camera il 20 settembre. E domani torna in commissione: in assenza di interventi, potrebbero essere già fissati i termini per la presentazione degli emendamenti. E – non esclude Mognato – in seguito le commissioni potrebbero valutare la richiesta di voto in sede deliberante, anche alla Camera. Se così non sarà, almeno stavolta si saprà, nome e cognome, chi avrà affossato la legge contro il telemarketing selvaggio.

Fonte: Il Tirreno.it | di Ilaria Bonuccelli

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