Smartphone e privacy, dipendenti tracciabili ma con adeguate garanzie

Uno degli aspetti che emerge dalla lettura della relazione annuale del 2017 del Garante privacy è relativa alla tracciabilità dello smartphone possibile, in alcuni casi anche senza consenso; ma con garanzie per i lavoratori e i terzi.

Tracciabilità dello smartphone possibile, in alcuni casi anche senza consenso; ma con garanzie per i lavoratori e i terzi. È uno degli aspetti che emerge dalla relazione del 2017 del Garante della privacy; una lettura particolare, orientata non solo a conoscere il bilancio di quanto si è fatto in un anno di attività, ma anche indicazioni pratiche per trattare i dati valide nell’era europea della privacy appena iniziata. Così considerata la relazione del 2017 (presentata ieri a Roma e disponibile sul sito dell’autorità Garante, presieduta da Antonello Soro) è una miniera d’oro: alle imprese e ai consulenti il compito di estrarre le informazioni utilizzabili dalle imprese per districarsi nella ragnatela del Regolamento Ue 2016/679 (o Gdpr, come comunemente siglato), operativo dal 25 maggio 2018.

Ad esempio la relazione serve a decodificare l’istituto del legittimo interesse: molto appetibile, perché significa trattare i dati senza dover chiedere e gestire il consenso dell’interessato; ma anche molto rischioso, perché ci si deve assumere la responsabilità di andare avanti senza l’autorizzazione del Garante e senza l’avallo dell’interessato e, quindi, esposti al rischio reclami dell’interessato e al rischio sanzioni per avere operato senza il lasciapassare della persona coinvolta. Eppure il legittimo interesse è già conosciuto dal codice della privacy (che in molti articoli sta per chiudere bottega), seppure inserito un procedimento che si conclude con un provvedimento del Garante, con cui si autorizza o meno il trattamento, dando prescrizioni e dettando condizioni. A questo punto le decisioni del Garante per il bilanciamento di interessi (articolo 24, comma 1, lettera g, del Codice della privacy) sono un’autorevole fonte per capire se ci si muove o meno nel campo del legittimo interesse. Se il Garante ha dato il via libera, è un indizio pesantissimo a favore della ricorrenza del legittimo interesse. E allora ci si può ispirare ai provvedimenti di bilanciamento di interessi per prendere la decisione se trattare certi dati e se farlo senza consenso.

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Fonte: Italia Oggi | di Antonio Ciccia Messina

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