Smart working, le smart home a prova di privacy?

Smart working sotto i riflettori, ma le nostre case e la nostra dotazione tecnologica sono a prova di data protection?

Il lavoro a distanza (o smart work) è stato sotto i riflettori negli ultimi mesi a causa della pandemia Covid-19 che ha lasciato purtroppo a casa molti dipendenti, ma resta una tendenza da decenni. Il Global Workplace Analytics ha rilevato che il regolare lavoro da casa è cresciuto del 173% dal 2005 al 2018, l’11% in più rispetto al resto della forza lavoro. Ci sono diversi fattori determinanti, come spiega Rodney Elder, Global Principal, GSE/SSI di Equinix, tra cui le tecnologie migliorate per la collaborazione online, il risparmio sui costi, la sostenibilità, l’aumento della produttività, la preferenza dei dipendenti per modelli di lavoro più flessibili e altro ancora.

Tecnologia, privacy e futuro dello smart work

L’accelerazione del telelavoro cosa comporta per la propria postazione casalinga?
La maggior parte dei dispositivi smart è altamente integrata con la piattaforma basata su cloud del produttore, con conseguenti problemi di interoperabilità e di possibili blocchi legati alla fornitura del servizio da parte dei produttori in materia di supporto del ciclo di vita. Che valore ha un dispositivo per la casa intelligente se il suo servizio cloud viene interrotto?

Anche la privacy dei dati è una sfida importante. Molti utenti sono preoccupati per l’uso improprio dei dati da parte dei produttori di dispositivi. Un sondaggio condotto da Investor’s Business Daily su 902 adulti statunitensi ha rilevato che il 70% degli intervistati era preoccupato per la propria privacy relativa agli speaker intelligenti, indipendentemente dal fatto che ne possedesse uno o meno. Inoltre, uno studio sulla privacy dei dati IoT condotto dalla Northeastern University e dall’Imperial College di Londra ha rilevato che quasi il 90% degli 81 dispositivi da loro studiati condivideva dati con terze parti completamente estranei al produttore originale. Inoltre, i dati condivisi erano estesi e non protetti (il 37% dei dispositivi li condivideva come file in chiaro non criptati)….

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