Sacchetti spazzatura trasparenti. E la nostra Privacy?

Con l’attività di raccolta differenziata della spazzatura, molti Comuni hanno imposto l’uso di sacchetti trasparenti, ma ciò costituisce una potenziale lesione della privacy.

Con l’attività di raccolta differenziata della spazzatura, molti Comuni hanno imposto l’uso di sacchetti trasparenti in modo da dare la possibilità agli operatori ecologici di controllare il rispetto delle regole sulla distinzione dei rifiuti da parte dei cittadini. Di fatto, però, la possibilità di spiare cosa c’è dentro la spazzatura degli altri costituisce una potenziale lesione della privacy. Non ci sono solo le tradizioni bollette e gli estratti conto da cui si possono evincere i dati altrui, ma anche le scatole di medicinali (che finiscono per rivelare le condizioni di salute di una persona), il tipo di alimenti acquistati (che ne denunciano il tenore di vita e le possibilità economiche) e numerosi altri oggetti (si pensi all’uso di pannoloni per anziani). Ecco perché, con due importanti provvedimenti, il Garante della Privacy ha detto che imporre buste trasparenti può essere una misura eccessiva rispetto alle finalità di controllo che si prefiggono gli enti locali. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa dice la legge in materia di sacchetti della spazzatura trasparenti.

Frugare nella spazzatura altrui è, da un lato, una violazione della privacy, dall’altro può integrare il reato di furto visto che tutto quello che finisce nei cassonetti non si considera abbandonato ma lasciato in proprietà del Comune che ne dispone come meglio crede (riciclo, discarica e distruzione, ecc.).

Anche escludendo situazioni di questo tipo, la possibilità di curiosare nella spazzatura altrui non è poi così difficile da attuare, anche con occhio distratto. È infatti piuttosto diffusa la pratica di imporre, per la raccolta domiciliare dei rifiuti, l’utilizzo di buste trasparenti o semitrasparenti lasciate dagli utenti in prossimità delle loro abitazioni in base al calendario previsto dal Comune. Ciò consente all’operatore ecologico di verificare se il contenuto dei sacchetti è conforme alla frazione da ritirare e di segnalare all’utente eventuali anomalie con avvisi applicati sulle buste. Per tutelare la riservatezza dei cittadini, il Garante della privacy ha dettato una serie di regole in materia di utilizzo dei sacchetti bio sulla raccolta differenziata:

  • sono vietati i sacchetti trasparenti quando la raccolta della spazzatura avviene «porta a porta», situazione che potrebbe consentire agli estranei di sapere non solo cosa c’è dentro la busta di plastica, ma anche a chi appartiene (trovando una correlazione tra la busta stessa e la porta dell’appartamento cui appartiene). Lo stesso discorso, a nostro avviso, può essere fatto quando la raccolta dei sacchi della spazzatura avviene sul portone dell’edificio, ma tramite appositi recipienti nominativi (su cui, di solito, viene riportato il nome del condomino, per poterlo distinguere dagli altri). Il Garante della privacy ha tuttavia fatto riferimento solo ai sacchetti trasparenti e non a quelli semi-trasparenti oggi maggiormente in uso, che dovrebbero consentire una maggiore riservatezza, ma solo in apparenza. Sul punto sarebbe bene un nuovo chiarimento dell’Authority; alcuni Comuni approfittano infatti dell’incertezza per fare scelte che sembrerebbero bocciate dal Garante;
  • per la stessa ragione di tutela della privacy, sono vietate le etichette adesive nominative sui sacchi dell’immondizia o sul contenitore dei rifiuti, soprattutto se questo è posto per la strada. Al contrario, il Comune può contrassegnare il sacchetto dei rifiuti con un codice a barre, un microchip o un dispositivo di identificazione;
  • le ispezioni e l’apertura dei sacchetti della spazzatura sono possibili solo quando vi sono seri indizi che il cittadino abbia violato le regole sulla raccolta differenziata e, quindi, solo nei confronti di coloro che non hanno rispettato la normativa; sono invece vietate quando effettuate in via generale, con scopi preventivi o di generico controllo;
  • controlli e l’apertura dei sacchetti della spazzatura possono essere fatti solo da personale autorizzato quali gli agenti della polizia municipale, ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, dipendenti delle aziende municipalizzate. Solo costoro, peraltro, hanno il potere di emettere sanzioni. È invece vietato il controllo e tanto più l’irrogazione di sanzioni da parte degli operatori ecologici, che sono semplici dipendenti di ditte spesso private; costoro possono semmai richiedere l’intervento della polizia locale. Allo stesso modo non è possibile chiedere agli amministratori di condominio di controllare il comportamento dei propri condomini: è possibile chiedere loro solo di svolgere un’attività semplicemente collaborativa e di sensibilizzazione nei confronti dei proprietari degli appartamenti, senza comunque imporre alcunché.

note

[1] Garante della Privacy, provvedimento del 14.07.2005

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