Riconoscimento facciale e protezione dati

Al dibattito sul riconoscimento facciale è sottesa, indubbiamente, una grande questione “di merito”: stabilire in che termini siano legittimi la raccolta e l’utilizzazione, per le più varie finalità, di dati personali annoverati, dalla disciplina europea, tra quelli meritevoli di una tutela rafforzata.

E questo in ragione della loro particolare attinenza alla persona e al suo vissuto e della loro idoneità, in caso di uso scorretto, a esporre il soggetto a discriminazioni o a forme, tra le più di diverse, di stigmatizzazione. Tale è il grado di protezione accordato a questa tipologia di dati, che il Regolamento generale sulla protezione dati ne sancisce in prima istanza il divieto di trattamento, derogabile solo in presenza di determinati, tassativi presupposti, espressivi di quella “funzione sociale” della protezione dati che il Regolamento stesso valorizza, nella consapevolezza di come nessun diritto possa essere “tiranno”, come affermò, sia pur in contesto diverso, la Consulta sul caso Ilva (sent. n. 85 del 2013).

Ma in questo dibattito c’è in gioco qualcosa di più e di più importante…..

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Fonte: Diritti comparati | di Federica resta e Oreste Pollicino

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