Quali limiti alla privacy nella fase due dello smart working?

Con la trasformazione digitale del lavoro le occasioni di controllo a distanza dei lavoratori si stanno moltiplicando all’infinito.

Conciliare lo smart working con la privacy dei lavoratori e con la sicurezza dei dati trattati fuori ufficio, sia aziendali, sia delle amministrazioni pubbliche. Sarà una delle sfide dei prossimi mesi, dato il prolungamento dello stato di emergenza legato al Covid-19. Dopo i graduali rientri nelle sedi di lavoro avvenuti da maggio in poi, infatti, l’aggravarsi della situazione epidemiologica porterà a un ritorno su più ampia scala del lavoro da remoto, in chiave anti-contagio. La modalità semplificata di ricorso al lavoro agile (senza l’accordo individuale con i lavoratori) è stata prorogata intanto fino al 31 dicembre. Si fanno largo, poi, ipotesi di nuovi interventi normativi sulla materia. Tra i 22 disegni di legge che saranno collegati alla manovra di bilancio per il 2021 – secondo la Nota di aggiornamento al Def 2020 – c’è un Ddl intitolato «Disposizioni in materia di lavoro agile nelle pubbliche amministrazioni».

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Fonte: ilsole24ore.com | di Giampiero Falasca e Valentina Melis

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