Protezione dei dati, perché le macchine che sono in grado di leggere le emozioni dovrebbero preoccuparci

Secondo diverse ricerche, le tecnologie in grado di leggere le emozioni potrebbero nuocere piuttosto che apportare benefici, almeno per quanto riguarda le persone che si stanno analizzando.

È vero che le macchine non possono provare emozioni, ma questo non significa che non siano in grado di riconoscerle. Le macchine possono infatti identificare differenti sentimenti, come rabbia, paura, disgusto o tristezza. Si tratta di un settore molto appetibile e capace di attrarre un considerevole flusso di investimenti dall’industria tecnologica o finanziamenti per startup del settore.

Il “rilevamento delle emozioni” è, in sostanza, passato in poco tempo dall’essere una semplice prospettiva di ricerca ad una vera e propria industria da 20 miliardi di dollari.
Da startup ai grandi nomi del Big Tech come Amazon e Microsoft, sono diverse le aziende che offrono ora prodotti di “emotion analysis“, sistemi progettati ad esempio per analizzare il volto di una persona al fine di determinare i sentimenti che si nascondono dietro la sua espressione. Ci sono però prove e studi, che indicano come questi sistemi di rilevazione delle emozioni potrebbero procurare più danni che benefici, in particolare in ambito lavorativo, quando vengono applicati nell’assunzione di personale e nel campo dell’istruzione o in ambiti più specifici come quando sono impiegati per prendere decisioni sugli studenti.

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Fonte: key4biz.it | di Giulia Dettori

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