Privacy Shield, il caso Facebook sui dati personali arriva alla Corte Ue

Sarà la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) a pronunciarsi sulla causa intentata contro Facebook dall’attivista austriaco Max Schrems. La sentenza potrebbe avere un impatto di grande importanza sulle imprese americane che ogni giorno trasferiscono negli Stati Uniti i dati dei cittadini europei, se la Cgue chiederà l’annullamento del Privacy Shield, l’accordo vigente sullo scambio transatlantico dei dati, in quanto non rispettoso dei requisiti imposti dal GDPR.

L’Alta corte d’Irlanda ha stabilito che l’ultima parola spetta alla Cgue, respingendo la richiesta del social network di passare la palla alla Corte suprema irlandese.

La Corte ha ordinato dunque l’invio della causa al tribunale dell’Ue per valutare se i metodi utilizzati per i trasferimenti di dati, comprese le clausole contrattuali standard e l’accordo sullo scudo della privacy – il cosiddetto scudo per la privacy Ue-Usa –  fossero legali.

La Corte ha affermato inoltre che il caso sollevava preoccupazioni fondate sull’assenza di un rimedio efficace nella legislazione degli Stati Uniti compatibile con i requisiti legali dell’Ue.

Lo scudo per la privacy Ue-Usa è stata adottato il 12 luglio 2016 per proteggere i diritti dei cittadini Ue i cui dati personali sono trasferiti negli Stati Uniti a fini commerciali.

L’applicabilità dello scudo è controverso per una serie di ragioni, tra le quali la mancata indicazione, da parte degli Stati Uniti, di una persona alla quale i cittadini europei possano presentare lamentele nel caso sospettano che i propri diritti siano stati violati.

Fonte: Dimt.it

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