Privacy e scuola, in Danimarca il profitto scolastico va a discapito della privacy dei ragazzi

Per sostenere un esame, gli studenti danesi saranno tenuti a consentire l’accesso ai loro computer portatili. In caso di rifiuto, può scattare anche l’espulsione. È questa, in sintesi, la proposta della ministra dell’istruzione Merete Riisager che fa tanto discutere e che, nelle intenzioni della proponente, dovrebbe solo evitare brogli durante i test. La commissione d’esame potrà non solo effettuare controlli su quello che gli studenti hanno cercato in rete, scandagliando la cronologia e i file in archivio, ma anche monitorare la loro attività sui social. Chi rifiuta incappa in varie sanzioni: dal sequestro del dispositivo per un giorno all’espulsione.

Il provvedimento suscita non poche perplessità visto che il profitto scolastico va a discapito della privacy dei ragazzi. Certo, il rischio di aggirare i divieti utilizzando le nuove tecnologie e le infinite risorse della rete è sempre in agguato. Lo scorso giugno, per evitare la diffusione online degli esami di fine anno, il governo dell’Etiopia ha addirittura bloccato temporaneamente l’accesso a internet in tutto il territorio nazionale. Per superare le prove i ragazzi hanno sempre mostrato ingegno e fantasia, ma da qui a ledere un loro diritto alla riservatezza il confine è labile. I dispositivi mobile sono diventati un utile strumento di studio, tanto che qualche tempo fa la nostra stessa ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha sottolineato l’importanza dello smartphone in aula. E anche in questo caso le polemiche non sono mancate.

La questione è trovare il giusto equilibrio: impiegare le opportunità offerte dall’hi-tech ma evitare che, come un boomerang, abbiano ricadute negative sul reale rendimento scolastico dei ragazzi. In buona fede, è questo lo spirito che anima la proposta danese: consentire l’utilizzo dei laptop vigilando sul corretto svolgimento dell’esame. Fin qui tutto legittimo. La questione si complica perché i portatili potrebbero contenere anche dati sensibili, informazioni personali che gli studenti non vorrebbero rivelare ai loro professori. E allora che fare: rinunciare alla propria privacy o a un bel voto e a una borsa di studio? La questione è spinosa. Ma probabilmente, un escamotage non si farà attendere.

Fonte: Repubblica.it | di Maria Luisa Prete

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