Privacy sanitaria e consenso. Semplificata la raccolta di informazioni sui pazienti

La bozza di decreto di armonizzazione al regolamento Ue 2016/679 prevede una semplificazione sulla raccolta, la registrazione, l’elaborazione e tutte le operazioni con i dati del paziente.

Il consenso per la privacy sanitaria è sul viale del tramonto. O almeno è quello si profila a dare credito alla bozza di decreto di armonizzazione della legislazione italiana al regolamento Ue 2016/679 (privacy europea).

Si tratta di una novità che deve essere coordinata con il complesso di provvedimenti che partono dal consenso del paziente per legittimare il trattamento dei dati delle persone. Beninteso, non si sta certamente parlando del consenso informato alla prestazione sanitaria, all’intervento di cura. Il consenso di cui si parla nella legislazione sulla privacy riguarda la raccolta, la registrazione, l’elaborazione e tutte le operazioni con i dati (non con il corpo) del paziente. Una semplificazione, si dirà, che, però, deve fare i conti con la delicatezza delle informazioni, che non si possono perdere di vista.

Ma vediamo il progetto delle norme in costruzione.

Consenso sì, consenso no. Il decreto di armonizzazione abroga l’articolo 76 del Codice della privacy. L’abrogazione è significativa. L’articolo riguarda sia gli esercenti le professioni sanitarie sia gli organismi sanitari pubblici, a riguardo del trattamento dei dati personali idonei a rivelare lo stato di salute. Tale trattamento, in base alla norma, può avvenire senza consenso, ma previa autorizzazione del garante, per finalità di tutela della salute o dell’incolumità fisica di un terzo (rispetto al paziente) o la collettività. Se, invece, il trattamento riguarda dati e operazioni indispensabili per perseguire una finalità di tutela della salute o dell’incolumità fisica dell’interessato, l’articolo 76 citato ammette il trattamento dei dati sanitari con il consenso dell’interessato e anche senza l’autorizzazione del garante.

Coerentemente, sempre il decreto in esame si limita a richiamare l’articolo 9 del regolamento europeo sulla privacy n. 2016/679 che ammette (in alternativa al consenso) il trattamento necessario per finalità di medicina preventiva o di medicina del lavoro, valutazione della capacità lavorativa del dipendente, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali; e anche il trattamento necessario per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica.

Leggi l’articolo originale Privacy, addio al consenso per i dati sanitari

Fonte: Italia Oggi.it | di Antonio Ciccia Messina

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