Mass media e diritti dei minori: come proteggere la loro privacy?

I diritti dei bambini verso gli organi di stampa sono disciplinati nella nostra Carta costituzionale, nella carta dei doveri del giornalista e nella carta di Treviso oltre che nella Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia.

In Italia, il diritto di cronaca (legato a quello di libertà di manifestazione del pensiero) trova il suo limite nel diritto alla privacy riconosciuto ai minori in misura rafforzata.

La disciplina dei diritti dei bambini verso gli organi di stampa si rinviene nella nostra Carta costituzionale, nella carta dei doveri del giornalista e nella carta di Treviso oltre che nella Convenzione internazionale dei diritti dell’infanzia.

L’Ordine italiano dei giornalisti e la Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI), in collaborazione con Telefono azzurro, il 5 ottobre 1990 (prima che il Parlamento italiano recepisse la Convenzione di New York) varò la Carta di Treviso: questo documento è stato approfondito e integrato dal Vademecum del 25 novembre 1995 ed il 30 marzo 2006 è stato aggiornato estendendo la tutela dei minori ai mezzi di comunicazione digitali. Il 25 luglio 2012 i tre firmatari hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la promozione e la diffusione dei principi contenuti nella Carta.

La Carta, da una parte salvaguarda il diritto di cronaca, dall’altra pone l’accento sulla responsabilità che i mezzi d’informazione hanno nella costruzione di una società che rispetti in pieno l’immagine di bambini e adolescenti. Alla base c’è il principio di difesa dell’identità, della personalità e dei diritti dei minorenni vittime o colpevoli di reati, o coinvolti in situazioni che ne potrebbero compromettere l’armonioso sviluppo psichico.

I bambini hanno diritto alla massima riservatezza, per cui chiunque diffonde sentenze o altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di ogni ordine e grado è tenuto ad omettere in ogni caso le generalità, altri dati identificativi o altri dati anche relativi a terzi dai quali può desumersi (anche solo indirettamente) l’identità dei minori [1].
I bambini hanno diritto alla tutela della loro personalità, anche in relazione a fatti che non siano specificamente reato (come, ad esempio, questioni relative ad adozione e affidamento, figli di genitori carcerati, ecc.), in modo da assicurare un regolare processo di maturazione che potrebbe essere profondamente disturbato o deviato da spettacolarizzazioni del loro caso di vita, da clamorosi protagonismi o da fittizie identificazioni. Per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, infatti, fermo restando il diritto di cronaca e di critica (avente ad oggetto le decisioni dell’autorità giudiziaria), occorre comunque tutelare l’anonimato del minore per non incidere sull’armonico sviluppo della sua personalità, evitando qualsiasi forma di speculazione.
I bambini, in caso di comportamenti lesivi o autolesivi (suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalità, ecc.) posti in essere da soggetti minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l’individuazione delle responsabilità, hanno diritto a non vedere enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione;
I bambini (minori) malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà hanno diritto a ricevere una particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare di essere sfruttati in nome di un sentimento di pietà. Se, nell’interesse del minore (ad esempio, nei casi di rapimento o di bambini scomparsi), si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei genitori e delle autorità competenti.
I bambini hanno diritto a che i giornalisti rispettino il divieto di pubblicare il loro nome, cognome, le immagini, nonché tutti quegli elementi che possano portare alla loro identificazione (il tribunale per i minorenni o il minore stesso, all’età di 16 anni, possono consentirne la pubblicazione) L’identificazione del minore è concessa solo quando la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso [2].
I bambini hanno diritto ad essere tutelati dalle interferenze ingiustificate o illecite nella loro vita privata, nella famiglia, nel loro domicilio, nella corrispondenza e da affronti illegali al loro onore ed alla loro reputazione [3].
I bambini hanno diritto ad essere rispettati nella persona [4].
I bambini hanno diritto alla riservatezza della loro immagine anche in televisione (siano essi autori, testimoni o vittime di reati) [5].
I bambini hanno diritto a che non siano trasmesse scene che ritraggono ragazzi affetti da gravi patologie o portatori di handicap (neanche per propagandare terapie) e a non essere intervistati in una situazione di grave crisi
I bambini hanno diritto di guardare la televisione in una fascia oraria (definita protetta), che si estende dalle 7:00 alle 22:30, nella quale non possono essere trasmesse sequenze particolarmente crude o brutali che possano creare turbamento o indurre nel minore un senso di imitazione.
I bambini hanno diritto ad avere una protezione televisiva specifica dalle 16:00 alle 19:00 (fascia della tv dei ragazzi), ovvero a non vedere trasmessa in televisione nessuna promozione di alcolici, profilattici, contracettivi, servizi telefonici tipo 144.
I bambini hanno diritto a non vedere, nelle trasmissioni di intrattenimento, i conflitti familiari utilizzati in modo gratuito come spettacolo (ogni azienda televisiva deve nominare un comitato di autocontrollo per valutare se la pellicola – film e fiction – sia adatta alla fascia protetta).

Note
[1] Art. 52, comma 5, D. Lgs. 196/2003 (codice della privacy).
[2] Art. 114 n. 6 cod. proc. pen., carta dei doveri del giornalista e carta di Treviso.
[3] Art. 16, L.n. 176 del 1991 (convenzione sui diritti del fanciullo)
[4] Art 2 Cost.
Tutti questi principi sono stati recepiti dal codice deontologico dei giornalisti che all’art. 7 statuisce che: “1. Al fine di tutelarne la personalità, il giornalista non pubblica i nomi dei minori coinvolti in fatti di cronaca, né fornisce particolari in grado di condurre alla loro identificazione. 2. La tutela della personalità del minore si estende, tenuto conto della qualità della notizia e delle sue componenti, anche a fatti che non siano specificamente reati. 3. Il diritto del minore alla riservatezza deve essere sempre considerato come primario rispetto al diritto di critica e di cronaca; qualora, tuttavia, per motivi di rilevante interesse pubblico e fermo restanti i limiti di legge, il giornalista decida di diffondere notizie o immagini riguardanti minori, dovrà farsi carico della responsabilità di valutare se la pubblicazione sia davvero nell’interesse oggettivo del minore, secondo i principi e i limiti stabiliti dalla Carta di Treviso”.
Come emerge chiaramente, ai giornalisti è lasciato un certo, seppur minimo, margine di discrezionalità.
I consigli degli ordini regionali, che hanno il compito di vigilare sulla correttezza dell’informazione, in caso di violazione delle regole da parte dei giornalisti possono emanare un provvedimento disciplinare, che può concludersi sia con l’assoluzione del giornalista stesso, con un avvertimento, o, nei casi più gravi, con la sospensione temporanea o l’espulsione dall’ordine professionale.
[5] codice di autoregolamentazione sottoscritto da Rai e Mediaset il 26.11.1997

Fonte: La Legge per Tutti.it | di Sabina Coppola

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