App di tracking Covid-19: i rilievi del Consiglio d’Europa

Nel rapporto si richiede ai governi di garantire trasparenza nelle soluzioni per assicurare la tutela della privacy e si sollevano dubbi sulla raccolta dei dati da parte dell’app Immuni.

Un nuovo rapporto pubblicato dal Consiglio d’Europa individua una serie di lacune nella protezione della privacy e dei dati personali nelle misure giuridiche e tecniche adottate da alcuni governi di 55 paesi africani, latinoamericani ed europei che aderiscono alla “Convenzione 108” sulla protezione dei dati per prevenire la propagazione della pandemia da COVID-19. Il rapporto “Soluzioni digitali per combattere il COVID-19 (solo in inglese) fornisce un’analisi dell’impatto del quadro legislativo e delle politiche adottati sui diritti al rispetto della privacy e alla protezione dei dati, nonché un bilancio tecnico e approfondito delle applicazioni digitali di tracciamento dei contatti e degli strumenti di monitoraggio e controllo.

Il rapporto chiede ai governi di garantire la trasparenza delle soluzioni digitali per assicurare il rispetto dei diritti alla privacy e alla protezione dei dati. Deplora inoltre il fatto che, nonostante i numerosi appelli al coordinamento e all’interoperabilità delle soluzioni digitali volte a prevenire la propagazione della pandemia da COVID-19, i paesi abbiano individualmente attuato dei sistemi molto divergenti, il che ha limitato l’efficienza delle misure prese. Il rapporto, il cui obiettivo è valutare il modo in cui le misure adottate rispettano la Convenzione sulla protezione dei dati, contiene anche delle raccomandazioni per garantire l’efficienza e la resilienza del quadro di protezione dei dati.

Nella maggior parte dei paesi, i governi hanno adottato delle misure d’urgenza che hanno dato loro maggiori poteri, in genere solo per un periodo di tempo limitato. Il rapporto individua delle lacune in una serie di paesi in relazione alla conformità ai principi della “Convenzione 108” sulla necessità di una base giuridica per le misure adottate, la loro proporzionalità e alcuni aspetti come la loro giustificazione a fronte dell’interesse pubblico e il consenso delle persone interessate al trattamento dei dati. Una delle principali difficoltà riguarda la limitazione delle finalità del trattamento dei dati: il rapporto segnala che, in alcuni paesi, il confine tra gli obiettivi di salute e quelli relativi all’applicazione della legge non è stato molto netto. Il rapporto segnala inoltre dei rischi per la sicurezza dei dati, la loro archiviazione e la loro condivisione che hanno portato alcuni paesi a ritirare determinate misure.

Fonte: coe.int | di Consiglio d'Europa

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