Link tax, Di Maio contro la Ue ‘Vuole mettere il bavaglio alla rete’

Il Ministro dello Sviluppo economico critica la riforma del copyright e attacca Bruxelles: “Ci opporremmo con tutte le nostre forze, a partire dal Parlamento europeo. Siamo anche disposti a non recepire la direttiva se dovesse rimanere così com’è”. Critiche al ministro dall’Associazione Italiana Editori, da Confindustria Cultura e dalla Siae.

Presentato stamattina a Roma, in occasione dell’Internet Day 2018, il nuovo Rapporto “L’insostenibile leggerezza dell’esseredigitale” di Agi e Censis, nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec.

Un documento, quello illustrato alla Camera dei Deputati, giunto alla sua quarta edizione e che raccoglie tutte le principali sfide del nostro tempo: lavoro e crescita economica, innovazione e sharing economy, informazione, fake newsprivacycybersercurity, rete, intelligenza artificiale, automazione, Pubblica Amministrazione, scuola e molto altro ancora.

Internet che ha modificato per sempre le nostre vite e che ora, ha dichiarato In apertura il Ministro dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali, Luigi Di Maio, “sta correndo un grave pericolo”: “E il pericolo arriva direttamente dall’Europa e si chiama riforma del copyright”.

Vogliono mettere il bavaglio alla rete inserendo la cosiddetta link tax, ovvero un diritto per gli editori di autorizzare o bloccare l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni”.

E soprattutto – ha precisato Di Maio – vorrebbero garantire un controllo ex ante sui contenuti che i cittadini vogliono condividere. Praticamente deleghiamo a delle multinazionali che spesso nemmeno sono europee, il potere di decidere cosa debba essere o meno pubblicato”.

A questo, ha assicurato il Ministro, “Ci opporremmo con tutte le nostre forze, a partire dal Parlamento europeo. Siamo anche disposti a non recepire la direttiva se dovesse rimanere così com’è”.

Il Ministro si spinge ben oltre la critica al provvedimento, immaginando uno Stato che, “per tutelare il diritto all’informazione”, possa anche intervenire per “fornire gratuitamente una connessione a Internet di almeno mezz’ora al giorno a chi non può ancora permettersela”.

Se vogliamo parlare di cittadinanza digitale e nuova cittadinanza, internet va considerata diritto fondamentale e primario di ogni singola persona, perchè la rete è al centro del cambiamento e il cambiamento non può aspettare“.

Riguardo al futuro, infine, “Dal punto di vista delle tecnologie – ha concluso Di Maio – questo Governo proseguirà il percorso di potenziamento delle infrastrutture di rete, proseguendo gli investimenti nel Piano banda ultralarga e 5G”.

Pronta la replica dell’Aie (Associazione Italiana Editori): “Siamo stupiti dalle dichiarazioni del Ministro e Vice Presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, sulla Direttiva europea sul diritto d’autore – dichiara in una nota il Ricardo Franco Levi – Non possiamo credere che un governo del cambiamento possa essere contrario all’innovazione anche in questa materia. Ci sembra contraddittorio conservare uno status quo che favorisce le grandi imprese del web a scapito degli autori e degli editori del nostro paese”.

“Il diritto d’autore”, ha aggiunto Levi, “è un diritto fondamentale per le persone, è la base della libertà degli autori e della loro indipendenza economica dai potenti. E lo è anche per gli editori e per le centinaia di migliaia di persone che lavorano nelle industrie creative nel nostro Paese. Pensare che ciò non debba valere sul web non è molto diverso dal pensare che i ragazzi che consegnano cibo su un motorino non debbano avere diritti né un’assicurazione contro gli infortuni”.

“Da questa contraddizione, e dalla ripetuta disponibilità all’ascolto che il governo ha dichiarato in questi giorni” ha concluso Levi, “siamo fiduciosi che un dialogo con le industrie creative del Paese possa portare a un superamento dell’equivoco”.

Sulla stessa linea Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura Italia “Abbiamo letto con profondo stupore e preoccupazione le dichiarazioni del Ministro e Vice Presidente del Consiglio Luigi Di Maio – si legge in una nota – Se fossero confermate, e ci auguriamo vivamente di no – prosegue Polillo – si tratterebbe di un attacco al cuore dell’Industria italiana dei contenuti culturali e più in generale alla tutela della proprietà intellettuale, su cui l’Italia è da sempre paladina e convinta sostenitrice, avendo firmato numerosi Trattati Internazionali in materia. Opporsi alla Direttiva UE sul copyright significa stare dalla parte delle multinazionali del web, gli OTT che, grazie anche alla loro pressante lobby, hanno costruito un impero e monopoli sull’utilizzo improprio di contenuti altrui”.

“Spiace – sottolinea Polillo – che il popolo della creatività, gli artisti, i talenti italiani, i lavoratori delle imprese produttrici di contenuti culturali, vengano trattati diversamente rispetto ad altri settori produttivi, su cui il Ministro dello Sviluppo e del Lavoro, in queste primi giorni del Governo del Cambiamento, si è impegnato fortemente per trovare soluzioni e risposte concrete”.

“Chiediamo – conclude Polillo – un incontro urgente al Ministro Di Maio per approfondire il tema e illustrargli le problematiche che ogni giorno le nostre imprese soffrono nel mercato della distribuzione online delle opere dell’ingegno italiane”.

Infine, anche la Siae è intervenuta per bocca del presidente Filippo Sugar: “Chiediamo al Ministro Luigi Di Maio di incontrare i rappresentanti dell’industria creativa italiana per un confronto costruttivo sui contenuti della direttiva sul copyright all’esame del Parlamento Europeo – si legge in una nota – L’industria creativa e culturale italiana è una delle più importanti risorse del nostro Paese e in questi anni di dura crisi economica ha dimostrato di poter crescere più degli altri settori dell’economia italiana. E’ la terza industria per numero di occupati, con 880 mila occupati diretti (oltre 1 milione se consideriamo anche gli indiretti) e un valore economico di oltre 50 miliardi di euro. Un settore strategico per l’Italia che potrebbe avere un incremento di oltre il 50% di fatturato e di decine di migliaia di posti di lavoro per il Paese se solo riuscisse a sfruttare tutte le opportunità e a contrastare le minacce come il value gap e la pirateria. Il value gap è il divario tra quanto viene generato dai contenuti creativi in rete e quanto viene restituito a chi ha creato quei contenuti. I principali beneficiari del value gap sono gli intermediari tecnici, tutte aziende non italiane, che nell’ultimo decennio hanno assunto modelli organizzativi e funzioni diverse: motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizio cloud pubblico e privato”.

“La proposta di direttiva – prosegue la nota della Siae – indica come strada maestra la collaborazione tra piattaforme, titolari dei diritti e società degli autori ed editori, insieme a una maggiore trasparenza per il riconoscimento delle opere e informazioni puntuali sulle utilizzazioni. In particolare, la proposta di direttiva tutela i consumatori evitando che possano incorrere in rischi connessi a violazioni del diritto d’autore, spostando questo onere sulle piattaforme che per prime beneficiano del lavoro degli autori. Siamo nella giusta direzione per garantire indipendenza e libertà per chi crea, favorendo al tempo stesso la fruizione dei contenuti creativi in rete garantendo la tutela dei consumatori”.

Fonte: Key4biz | di Flavio Fabbri

© 2017-2018 Associazione Privacy Italia - C.F. 91039930192 - P. Iva 01685370197 - Informativa Privacy

Con il sostegno di:

Fondazione di Sardegna Fondazione Cariplo
Positive SSL