L’AI capace di riconoscere le persone: legislazione italiana e questione di privacy

In Italia è necessaria la preventiva autorizzazione dell’ Autorità garante della privacy per installare telecamere smart invasive

UN GRUPPO di ricercatori di Regno Unito e India ha sviluppato un’AI capace di riconoscere le persone anche quando alcune caratteristiche fisiche sono oscurate. In poche parole: possiamo essere identificati da filmati di sorveglianza e foto, anche se coperti con un cappello, una sciarpa, occhiali da sole o una barba finta. Il sistema esamina 14 punti su un volto e misura le distanze tra di loro per riconoscere le persone. Non c’è scampo, l’intelligenza artificiale prospetta un futuro che affascina e inquieta allo stesso tempo. La security si fa sempre più smart, ma cosa porta con se un cambiamento di tale portata, non prevedibile e in continua evoluzione? Quali sono le implicazioni per la privacy nel nostro paese? E quali norme tutelano il cittadino che non vuole essere implicato nelle maglie asfissianti di un Grande fratello sempre più invasivo e invadente? Non siamo ancora all’identificazione a viso coperto, ma le telecamere intelligenti, che vanno dal riconoscimento facciale “tradizionale” a quello delle targhe automobilistiche, esistono e saranno il futuro.

Il punto di riferimento legislativo nostrano è quello prescritto dall’Autorità garante della privacy nel Provvedimento in materia di videosorveglianza – 8 aprile 2010. Non esiste una stima ufficiale delle telecamere presenti in Italia, quelle non consentite vengono scovate grazie a segnalazioni o ispezioni a campione. Comunque, tutte sono tenute a rispettare delle regole precise per tutelare i cittadini, tra gli altri l’informativa sulla loro presenza e la temporanea conservazione dei dati. Per installare dispositivi smart serve un’autorizzazione solo se sono particolarmente invasive e non rispondono a sistemi già presi in esame.

In particolare, si legge “devono essere sottoposti alla verifica preliminare di questa Autorità i sistemi di videosorveglianza dotati di software che permetta il riconoscimento della persona  tramite collegamento o incrocio o confronto delle immagini rilevate (es. morfologia del volto) con altri specifici dati personali, in particolare con dati biometrici, o sulla base del confronto della relativa immagine con una campionatura di soggetti precostituita alla rilevazione medesima. Un analogo obbligo sussiste con riferimento a sistemi c.d. intelligenti, che non si limitano a riprendere e registrare le immagini, ma sono in grado di rilevare automaticamente comportamenti o eventi anomali, segnalarli, ed eventualmente registrarli. In linea di massima tali sistemi devono considerarsi eccedenti rispetto alla normale attività di videosorveglianza, in quanto possono determinare effetti particolarmente invasivi sulla sfera di autodeterminazione dell’interessato e, conseguentemente, sul suo comportamento”. Fermo restando, comunque, che “il relativo utilizzo risulta comunque giustificato solo in casi particolari, tenendo conto delle finalità e del contesto in cui essi sono trattati, da verificare caso per caso sul piano della conformità ai principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezza (artt. 3 e 11 del Codice)”.

Leggi l’articolo originale L’AI ti identifica: la legislazione italiana e le questioni di privacy

 

 

Fonte: Repubblica.it | di Maria Luisa Prete

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