La privacy è un privilegio per ricchi?

Recentemente ho letteralmente consegnato le chiavi del mio account di posta elettronica a un servizio che, in pochi clic, prometteva di liberarmi dalla schiavitù dello spam. Il sistema offerto dal servizio Unroll.me era semplice, veloce ed efficiente, permetteva di cancellarsi da newsletter e posta indesiderata ed è stato utilizzato da milioni di utenti.

Fino a quando un’investigazione del Times ha rivelato il vero costo del servizio: Unroll.me è di proprietà della società di  ricerce di mercato, la Slice Intelligence e, secondo l’articolo, mentre il servizio pulisce le caselle di posta degli utenti acquisisce volentieri anche le informazioni che questi hanno nel cestino. Ad  esempio, è accaduto che Slice, dopo aver trovato delle ricevute digitali di Lyft in alcuni account, le abbia vendute alla concorrenza, cioè ad Uber. 

Cosi’ abbiamo dovuto capire che la privacy è la valuta di scambio della nostra vita online, e che paghiamo piccole comodità con l’alto pezzo delle nostre informazioni personali. Ma siamo ancora ignoranti riguardo a ciò che questo significa davvero. Non sappiamo quali dati vengono acquistati e venduti, perché, beh, è un’informazione privata. Quello che appare davanti ai nostri occhi sembra abbastanza innocuo: cerchiamo su Google un nuovo paio di scarpe e, per un periodo, le scarpe da ginnastica ci inseguono su tutto il web, ammiccando da ogni barra laterale. Ma, come iniziamo a capire, le nostre informazioni possono essere utilizzate anche per questioni di grande rilevanza pubblica, in modi che non siamo davvero in grado di immaginare. I costi in termini di privacy diventano spesso chiari solo dopo che li abbiamo già pagati. Ora che la nostra riservatezza ha un valore quantificabile, ogni parte di essa viene monetizzata: possiamo scambiarla per servizi a basso costo o sborsare denaro per proteggerla. La privacy è sempre più vista non come un diritto, ma come un bene di lusso.

Leggi l’articolo originale How Privacy Became a Commodity for the Rich and Powerful

Fonte: The New York Times | di AMANDA HESS

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