La privacy è un vantaggio competitivo

Nell’economia digitale del 21 ° secolo, i dati personali sono diventati la risorsa più preziosa per quasi tutte le imprese. Ma le aziende tecnologiche che estrapolano i nostri dati potrebbero presto essere costrette a definire in quale categoria rientrano, quella di venditori o gestori di dati.
Ci stanno “pedinando” sulla rete per vendere le nostre informazioni personali al miglior offerente, come fanno sia Google che Facebook? Oppure hanno un modello di business diverso, in cui i dati possono essere monetizzati in una maniera tale da attirare meno critiche pubblica e sfuggire alla richiesta di maggiori regolamentazioni?
Nelle ultime due settimane, sia Apple che IBM si sono imbarcate in importanti sforzi di pubbliche relazioni per posizionarsi in quest’ultimo campo. Apple ha lanciato un nuovo sito web sulla privacy per mostrare meglio agli utenti le caratteristiche che la mela di Cupertino crede la differenzino dai concorrenti come Google, compresa la ricerca algoritmica che funziona a livello di singoli dispositivi piuttosto che in “cloud”, dando agli utenti più controllo su ciò a cui la società ha accesso.
Nel frattempo, Ginni Rometty, direttore generale IBM, ha incontrato i commissari europei e i membri del Parlamento europeo per annunciare una nuova serie di principi e pratiche sui dati per aumentare la fiducia in Big Tech.
Tra le promesse di Rometty l’impegno a non trasformare mai i dati dei clienti in cibo per programmi di sorveglianza governativi in nessun paese, e la garanzia che i clienti avranno non solo i diritti sui loro dati, ma anche sugli “apprendimenti” algoritmici da essi derivati.
Il messaggio chiaro e molto interessante è che in un mondo in cui le aziende dispongono di informazioni più personali su di noi che mai, e detengono dati che possono essere utilizzati in innumerevoli modi (vedere la scandalo Facebook-Russia), la privacy è diventata un vantaggio competitivo.
“Stiamo entrando in un’era in cui i dati possono essere usati per risolvere tutti i tipi di problemi più urgenti, ma solo se c’è fiducia nel modo in cui questi dati vengono gestiti”, ha detto Rometty in un’intervista telefonica la settimana scorsa. “Ci percepiamo come amministratori dei dati dei clienti. E non abbiamo bisogno di essere regolati per fare la cosa giusta. Abbiamo fatto la cosa giusta per cento anni. ”

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Fonte: Financial Times | di Rana Foroohar

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