Internet of Things, come migliorare la sicurezza dei dati

Ecco come le imprese devono rimodellare i propri reparti IT e la sicurezza informatica al fine di proteggere i dati raccolti tramite i nostri dispositivi ed elaborati e conservati su server remoti.

L’Internet of Things fa parte del nostro quotidiano. I dispositivi connessi entrano nelle nostre automobili, nelle nostre case, negli alberghi, negli uffici. Persino negli aeroporti e negli ospedali. Immaginare uno scenario in cui dei malintenzionati possono tenere in scacco strutture sensibili non rientra nella fantascienza. Tuttavia occorre diffondere prima di ogni altra cosa la cultura necessaria a raffinare i palati di costruttori, architetti hardware e software, venditori e utenti finali.

Accorgimenti, norme, regole, ma anche definizioni. Ribattezzare su vasta scala l’Internet of Things (IoT) in Internet of Everything (IoE) può essere utile. Diffondere in termini reali il fatto che, in definitiva, quando usiamo dispositivi interconnessi in realtà gli “oggetti connessi” siamo noi stessi, può corrispondere con una maggiore sensibilità ai temi della sicurezza e della privacy, del resto i dati raccolti tramite i nostri dispositivi e in seguito elaborati e conservati su server remoti, riguardano la nostra sfera privata.

L’assenza di regole è un tema che da anni viene discusso a ogni latitudine. Per citare alcuni esempi lo ha rilanciato in Italia il Garante per la privacy a fine aprile del 2015 e, a settembre dello stesso anno, l’Fbi ha cominciato a diramare bollettini di sensibilizzazione. A dare ulteriore spessore al problema è intervenuta anche l’azienda di analisi e consulenza Gartner, sempre nel 2015, con una frase che fa riflettere: “l’IoT ridisegna il concetto di sicurezza ampliandone i campi di applicazione e aggiungendo responsabilità che derivano dalle nuove piattaforme, dai nuovi servizi e dalle strategie future.

Le imprese devono rimodellare i propri reparti IT e la sicurezza informatica”.

Il dibattito viene soprattutto affrontato tra privati, uno degli estensori più attivi è Bruce Schneier, esperto di crittografia, dal 2006 al servizio dell’operatore telefonico britannico BT Group. Lo scorso 23 maggio, durante l’IoT World Forum a Londra, ha detto poche cose ma incisive: “L’industria è piena di fallimenti di mercato che per ora sono stati ignorati. Siccome computer e dispositivi connessi continuano a permeare le nostre case, automobili e imprese, questi fallimenti non possono più essere tollerabili. La regolamentazione deve essere fatta prima che i governi la impongano”.

I “fallimenti di mercato” a cui fa riferimento sono, non soltanto ma soprattutto, le debolezze dei dispositivi IoT i quali, per lungo tempo, hanno sacrificato la sicurezza e la privacy in onore del design e del prezzo. Prevedere dei sistemi di protezione rischia infatti di togliere fascino alle forme dei dispositivi e al loro prezzo, che salirebbe anche dotandoli di strumenti software per la difesa dalle intrusioni.

Il risultato è la relativa facilità con cui la rete viene scandagliata alla ricerca di dispositivi da utilizzare per sferrare attacchi mirati ma, ancora prima, la semplicità con cui le informazioni che produciamo e rilasciamo, possono essere intercettate e utilizzate da una varia categoria di persone e classi professionali. Non solo malintenzionati propriamente detti, ma anche marketer, aziende ed esperti di profilazione
Leggi l’articolo originale 5 modi per migliorare la sicurezza dei dati dell’Internet of Things

Fonte: Wired.it | di Giuditta Mosca

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