Impronte digitali per la Pa, atteso l’ok del Garante Privacy

La ministra Bongiorno: svolta epocale, stop ai truffatori digitali

È la fine del badge. E pure dei furbetti che del cartellino per molto tempo hanno fatto un uso molto creativo.

Basti vedere l’ultimissimo caso di Molfetta (Bari), dove dirigenti medici, infermieri e impiegati dell’ospedale Don Tonino Bello timbravano le presenze al posto dei colleghi assenti o addirittura modificavano manualmente gli orari di ingresso e uscita. Un «sistema di fraudolenta solidarietà» lo hanno definito gli investigatori della Guardia di Finanza che dopo due anni di indagini hanno scoperto almeno 300 episodi di assenteismo. La Procura di Trani ha indagato 30 persone e fatto arrestare 12 di loro più una con obbligo di dimora: sono accusati di truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico, falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e peculato.

Ma prestissimo non accadrà più. Il regolamento contro gli assenteisti nella Pubblica amministrazione introdotto dalla legge «Concretezza» voluta dalla ministra della Pa Giulia Bongiorno è pronto. La norma, ormai entrata in vigore, prevede l’istituzione del «Nucleo della concretezza» per l’efficienza amministrativa e include i controlli biometrici per combattere l’assenteismo negli uffici pubblici: non più quindi il vecchio badge, ma le impronte digitali che serviranno per rilevare accessi ed uscite. Dove non fossero ancora installate, verranno aggiunte anche le telecamere.

«Preveniamo a monte anziché arrivare alle sanzioni a valle», spiega la ministra Bongiorno che parla di «svolta epocale»: «Fino ad oggi di fatto la facevano franca in troppi, ora è finita l’epoca delle truffe». E dopo il caso di Molfetta («se fosse riscontrato quanto emerge dalle indagini sarebbe gravissimo», dice) dichiara guerra ai furbetti: «La stragrande maggioranza dei dipendenti è fatta da persone per bene, però ci sono i truffatori dello Stato, noi da oggi diciamo stop a loro e alla “fraudolenta solidarietà”». Il regolamento è stato inviato al Garante della Privacy che dovrà dare l’ok definitivo, anche se il presidente dell’Autorità Antonello Soro in passato si era detto contrario ad un’introduzione «generalizzata» dei controlli. In alcuni uffici in realtà sono già partiti, molti altri hanno cominciato ad adeguare i sistemi in attesa dell’approvazione della legge, sono stati stanziati 35 milioni di euro.

Quindi la nuova misura entrerà a regime prestissimo ma con gradualità, dalle amministrazioni più grandi a quelle più piccole. Non tutti i dipendenti pubblici dovranno sottoporsi alla scansione delle impronte.

Fonte: Corriere.it

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